Rassegna storica del Risorgimento
1848-1849 ; UNGHERIA
anno
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1937
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pagina
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362
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362 .* Giulio Del Botto
che i fatti ormai avevano dimostrato impossibile, o isterilendosi in guerre civili ed in lotte di partito, dimenticarono la nazione, ed anziché imitare l'eroica disperazione dei Magiari, ed approfittarne unendosi a fascio contro il nemico comune, resero possibile sui campi di Novara il 20 marzo, l'ultima riscossa austriaca la quale fece tornare tutto il paese nella antica servita. Roma e Venezia sole continuarono fieramente a resistere.
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Fu in questo tempo, cioè nel dicembre '48, che avvenne un nuovo tentativo di accostamento tra il Governo piemontese ed il Kossuth. Il Gioberti, chiamato dal re Carlo Alberto a capo del Governo, nei primi giorni di quel mese riprese i negozi con lo Spleny, accarezzando l'idea di far del Piemonte un paciere tra i Magiari, gli Slavi ed i Valacchi e di stringere un'alleanza offensiva e difensiva con l'Ungheria. Era troppo tardi e, d'altronde, il pensare ad una conciliazione dei Magiari con popoli che essi ritenevano soggetti, per far guerra all'Austria, dimostra che l'abate-filosofo non si era reso conto degli avvenimenti di oriente e si cullava in una illusione assolutamente fuori della realtà. Quel che appare strano è che lo Spleny si associasse a questi propositi. Per erigersi a mediatori bisogna esser forti, e tale non era certo il Piemonte, onde anche questa manifestazione del Gioberti rientra in quella serie di utopie, di cui è frequente la storia del nostro risorgimento. Si badi ancora che il terreno non era in alcun modo preparato ad un'alleanza, e che sarebbero mancati tutti i mezzi per mettere in armonia l'azione degli eserciti.
Ad ogni modo il Ministro riconobbe ufficialmente lo Spleny come inviato del Governo ungherese, e stabili di mandare presso il Kossuth il bresciano Alessandro Monti che era stato educato nell'Accademia del Genio Militare di Vienna, ne era uscito ufficiale, e trovandosi in licenza a Brescia, nel