Rassegna storica del Risorgimento
1848-1849 ; UNGHERIA
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1937
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364
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Giulio Del Bono
le pratiche, non ostante che la risposta al discorso della Corona del 1" marzo, accentuando il proposito di troncare gli indugi e di rompere senz'altro la guerra, ripetesse il pensiero giober-tiano. Nel messaggio infatti era detto: Stringiamoci alla generosa Ungheria che combatte una stessa guerra contro lo stesso nemico e quando i vicini Slavi tenteranno levarsi a libertà di nazione, abbiano da noi quegli aiuti che la comunanza degli interessi richiede . Anche qui si navigava nel mare dell'inverosimile.
Dell'interruzione di tali pratiche ebbe a dolersi qualche tempo dopo il Gioberti il quale attribuì la disfatta di Novara all'aver voluto precipitare gli eventi senza una salda preparazione, sotto la pressione dell'opinione pubblica e il non avere atteso che la guerra d'Ungheria avesse assunto più ampio sviluppo. Voi non ricordaste nemmeno cosi scrisse nell'opuscolo Ultima replica ai municipali che ci fosse un'Ungheria al mondo, dopo aver fatto svanire i miei disegni e rese inutili le fatiche non piccole da me durate per rialzare le sorti italiane .
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In questo mentre il Monti, partito il 30 dicembre da Torino, a traverso l'Albania, era giunto a Belgrado alla fine di febbraio e, dopo vari tentativi, che gli erano costati prigionia e pericolo di morte, era riuscito, il 12 maggio '49 a raggiungere Dehreczien, troppo tardi che la battaglia di Novara aveva distrutto definitivamente la possibilità di un accordo e di un'azione simultanea dei due eserciti. Sebbene da Torino, giungesse al Monti una lettera di richiamo, egli non resistette alla tentazione di partecipare alla guerra ed ottenne da Kossuth il permesso di costituire una legione di Italiani, traendoli dai disertori dispersi dei reggimenti ungherési. La legione fu pronta a marciare il 1 giugno.