Rassegna storica del Risorgimento
1848-1849 ; UNGHERIA
anno
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1937
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pagina
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367
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Italia ed Ungheria nel 1848-1849 367 * = =
questo movimento, dopo le quali i Magiari ritennero di aver conquistato, per le vie legali e pacifiche, la loro indipendenza nazionale, pur rimanendo legati all'Austria dal vincolo del l'unione personale, e ritennero pure di non aver più ragione di combattere contro Vienna.
L'Italia invece, dopo aver attraversato un periodo di contrasti, di confusione, d'aspettazione, che ehbe il suo epilogo nella rivoluzione del 1831, ne attraversò un altro segnato, prima dalla tendenza mazziniana, poi da quella liberale federalista, che dette una prima impronta alla guerra e che scoppiò proprio nello stesso mese nel quale i Magiari avevano raggiunto la propria finalità nazionale. Quindi non è da meravigliare che essi ne rimanessero spettatori, ed anche non negassero all'Austria sussidi per sostenerla e continuarla.
Nel luglio '48, solamente, quando il Kossuth intrawide il pericolo che gli Slavi potessero essere sostenuti dall'Austria, mandò lo Spleny dal Mamiani e quindi dal Pareto: la missione fu tardiva, quindi inutile, tanto più che le vicende guerresche riuscirono sfavorevoli al Piemonte. Della missione Monti, voluta dal Gioberti, ho già discorso e non credo necessario il ripetermi. La costituzione della legione italiana in Ungheria e delle due ungheresi in Italia, l'una a Venezia, l'altra in Piemonte, sono semplici e modesti episodi di fratellanza militare; ben altro sarebbe occorso per dare armonia d'azione alle forze militari dei due Paesi.
Quel che rimase di reale, di vero dagli avvenimenti così succintamente discorsi, fu il riaccostamento dei due Popoli. Dico riaccostamento, perchè l'età di mezzo e fino al '500 essi furono legati da vincoli d'arte e di cultura, e tanto l'Ungheria sentì la penetrazione della civiltà nostra, sempre imbevuta di romanità, da accettar l'idioma latino, quale ufficiale, non solo nella Chiesa, ma nelle leggi, nelle Accademie, nelle scuole. E tale lo mantenne sino alla prima metà del secolo passato, sì per non rompere la tradizione, che per