Rassegna storica del Risorgimento
1860 ; DIPLOMAZIA ; ROMA ; SPAGNA
anno
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1937
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pagina
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373
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Ritma nel 1860 373
nuovo rinforzo di truppe francesi ma, al tempo atesso, della decisione di non opporsi con la forza alla occupazione piemontese in nome del principio di non intervento nella questione, italiana adottato dalla Francia di accordo con l'Inghilterra. H Thouvenel aveva fatto annunciare al cardinale Segretario di Stato la intenzione della Francia di proporre una Conferenza delle grandi Potenze europee per fissare definitivamente la sorte futura degli Stati della chiesa .X)
Nel dare tali notizie il Sandoval, nel dispaccio n. 144 del 29 settembre, avvertiva che, secondo quanto gli aveva detto il cardinale Antonelli, egli riteneva
che la Santa Sede, se arrivassero i nuovi rinforzi offerti dalla Francia, vedrebbe con piacere che, per adesso e fino a quando la violenta crisi attuale non avesse una soluzione completa, le truppe francesi occupassero le linee da Viterbo a Velletri per coprire la campagna romana da una invasione delle bande rivoluzionarie e dissipare il continuo allarme in cui sono le popolazioni vicine alla Capitale. La occupazione di tale linea varrebbe a provare che la Francia intendeva garantire a Sua Santità il territorio che costituisce l'antico Patrimonio di San Pietro, che nonostante le assicurazioni ripetute sempre dal Rappresentante dell'Imperatore Napoleone a Roma, non venne rispettato neppure dalle truppe regolari del Re di Sardegna.
1) Veramente nel citato dispaccio ufficiale de 28 settembre il Thouvenel, esprimendo la speranza che le considerazioni da lui esposte non fossero senza valore agli occhi del cardinale Antonelli si era limitato a dire: la saggezza consiglia ai Gabinetti di non mischiarsi in una maniera attiva negli affari italiani se non quando la Penisola, etanca delle sue agitazioni, sentirà il bisogno di fare appello all'arbitrato dell'Europa. Ma nella lettera ufficiosa del 23 settembre (THOUVENEL, cit., p. 226) allo stesso Ambasciatore il Ministro aveva scritto: Sua Maestà pensa a provocare la riunione di un Congresso di grandi Potenze nel quale faremo quanto starà in noi per fare intervenire la Spagna. Ecco, mio coro Duca, ciò che vi scriverà martedì prossimo in stile ufficiale. Di questa informazione ufficiosa evidentemente il Gramont si era valso nelle comunicazioni al cardinale Antonelli. E abbiamo in ciò una prova di più che i documenti ufficiali francesi di questo periodo non valgono per se stessi se non sono integrati e corretti dalle manifestazioni ufficiose del Ministro che li redigeva e, ancor più, dell'Imperatore che li approvava salvo seguire per suo conto una politica propria. La proposta di un Congresso europeo per la questione italiana era, del resto, stata formulata anche nel Memorandum inviato a Pietroburgo il 25 settembre in relazione con la prossima Conferenza di Varsavia. {Documenta diploma-tiques 1860, cU., p. 175).