Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; DIPLOMAZIA ; ROMA ; SPAGNA
anno <1937>   pagina <381>
immagine non disponibile

Roma nel 1860
381
Di questo stato d'animo, che aveva già manifestato col contegno con cui aveva ricevuto pochi giorni prima il generale Goyon e la sua ufficialità, Pio IX volle dare una nuova prova col fare allontanare da Parigi il suo Nunzio.
Dice,infatti,il Sandovalnello stesso dispaccio del 27 ottobre:
Con l'ultimo vapore proveniente da Marsiglia arrivò a Civitavecchia monsignor Sacconi, Nunzio di Sua Santità in Parigi. Il fatto che questo personaggio lasci il suo importante ufficio nelle circostanze presenti non può a meno di essere abbastanza significativo; e sebbene si cerchi di mascherarlo col'pretesto che già da tempo aveva chiesto una licenza per venire a Roma a rimettersi in salute, la verità è che il Santo Padre ha voluto dimostrare all'Imperatore il proprio risentimento per la condotta tenuta dal Governo Francese verso la Santa Sede in questi ultimi tempi. E che le intenzioni di Sua Santità siano state dimostrate chiaramente è provato dalle circostanze in cui è avvenuta la partenza del Nunzio. Avendo questi detto al Signor Thouvenel che intendeva profittare di una licenza che già da mesi gli era stata concessa, quel Ministro gli fece comprendere che nella presente situazione (per parte di coloro che davano per sicuro che Sua Santità stava per lasciare Roma) la sua partenza si presterebbe a gravi sospetti e, perciò, lo pre­gava di non prendere tale decisione *) senza consultare prima il cardi­nale Antonefli. Monsignor Sacconi, con una ingenuità che in queste alte sfere è stata severamente giudicata, non soltanto accedette ai
facendo Orvieto, come Viterbo, parte del patrimonio di San Pietro, potremmo certa­mente andarvi. Ma, essendo salvaguardato il principio, l'Imperatore pensa che, a meno di necessità assoluta, il generale de Goyon non debba spingersi oltre i punti indicati come estremi limiti . (THOUVENEL, ctt., I, pp. 244-245). Quando poi il Goyon accennò di testa sua Orvieto, il Thouvenel si adirò per il grande imbarazzo che ciò avrebbe provocato perchè le truppe francesi non dovevano assolutamente andare oltre i punti primitivi indicati (ibid., Lettera del 20 ottobre a pag. 254). Ma per il Duca di Gramont Viterbo, Orvieto o altri villaggi di poltroni, erano dettagli dei quali non valeva la pena di occuparsi (ibid., p. 263) e diceva, disperato, al suo Ministro: Si vuole che il Papa resti a Roma ? Sì I Orbene occorre lasciargli Viterbo e credo che sarà anche necessario rendergli Orvieto . (ibid., p. 259). Gfr. anche la lettera del 18 ottobre di Cavour a Pepoli in C. Q. i?., n. 49.
1) Non sembrerebbe che il Thouvenel abbia dovuto esprimere il desiderio che monsignor Sacconi non partisse da Parigi, poiché annunziandone il 13 ottobre la partenza (THOUVENEL, *., I, p. 244) diceva al Gramont che gli renderebbe un gran servizio impedendo che tornasse, pur raccomandandogli che trattasse con garbo la delicata questione in modo da non rendere i rapporti ancor più cattivi nel caso che poi monsignor Sacconi dovesse tornare a Parigi, sebbene la Corte di Roma, al pari di noi, non abbia che da guadagnare in un cambiamento di persona .