Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; DIPLOMAZIA ; ROMA ; SPAGNA
anno <1937>   pagina <384>
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Gino Bandini
il proprio risentimento contro coloro che Io abbandonano eoe) ai suo destino.
In una udienza ohe concesse ieri à taluni dei prigionieri recente*. niente arrivati da Genova, tra i quali vi erano alcuni sudditi austriaci e prussiani, mi consta per parte di persona che fu presente a tale udienza, che Sua Santità riferendosi al Reggente di Prussia disse che la condotta di lui non lo stupiva perchè sempre lo aveva considerato come cattivo [in italiano e sottolineato nel testo] e aggiunse che non comprendeva perchè 1* Imperatore d'Austria mantenesse un esercito tanto numeroso se doveva rimanere inattivo dinanzi alle aggressioni del Piemonte ed alla violazione di ogni principio del diritto delle genti.
Si comprende che in questa situazione apparisse inutile anche il tentativo di riorganizzazione dello sconfitto esercito pontificio al quale si ostinavano a pensare il de Merode e il Lamoricière.1}
Dopo il primo sgomento per la distruzione dell'esercito del Lamoricière e per la sua ritirata ad Ancona che aveva fatto perfino correre la voce che il Lamoricière fosse morto assassi­nato in quella città (dispaccio n. 143 del 26 settembre) il tenace Ministro della guerra monsignor de Merode non aveva abbandonato la speranza di poter ricostituire l'esercito della Santa Sede tanto più dopo che, mentre la nuova Divisione francese si accingeva ad occupare le varie località del patri­monio di San Pietro, era riuscito ad avviare verso i punti più avanzati del territorio non ancora invaso i circa 1500 uomini dei quali si componeva il resto dell'esercito di Sua Santità che avevan potuto riunirsi in Roma e nelle sue vicinanze dopo la sconfitta del generale Lamoricière e la presa di Ancona. (Dispaccio n. 146 del 6 ottobre).
Ma il cardinale Antonelli che, come vedemmo, aveva dovuto subire a malincuore la nomina del Lamoricière e, ancor più a malincuore, era stato costretto a cedere il dicastero delle armi al de Merode, non era certo disposto a lasciar correre alla Santa Sede nuove bellicose avventure. Quando il ritorno del
*) Cfr. lettera Pontaleoni a Cavour del 16 ottobre in C. Q. JR., n. 45.