Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; DIPLOMAZIA ; ROMA ; SPAGNA
anno <1937>   pagina <388>
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388 Gino Bandirti
E cosi avvenne di fatto.1'
Il Governo della Santa Sede manteneva, è vero, la sua fierezza verbale e il suo atteggiamento di sdegnata intransi­genza come attesta la poc'anzi accennata protesta2* che il cardinale Antonella diramava il 15 novembre prendendo occa­sione dal fatto che un reparto di truppe piemontesi avevano occupato Terracina quando vi giunsero i fuggiaschi napole­tani, ma gli animi erano ormai depressi dinanzi alla cata­strofe irreparabile.
Nel dispaccio n. 180 del 1 dicembre, il Rappresentante della Spagna, a proposito del decreto di Napoleone che il 25 novembre concedeva maggiore estensione alla partecipa­zione del Senato e del Corpo legislativo nel governo dell'Im­pero, riferiva che quel decreto aveva prodotto non poca sensazione nelle alte sfere ufficiali romane perchè lo si inter­pretava come una concessione fatta all'Inghilterra e come un mezzo di premere maggiormente sulla Santa Sede per la elargizione di riforme. Per il primo punto si traeva la con­seguenza cbe fosse ogni giorno maggiore l'accordo che già si sospettava esistesse tra Francia ed Inghilterra sul modo di considerare e di risolvere le questioni pendenti in Italia . Quanto al secondo punto, reputando che la intenzione di Napoleone III fosse quella di combattere sempre più energi­camente la politica di resistenza opposta finora da Roma ai suoi progetti di riforme del Governo pontificio , si pensava che l'Imperatore si sarebbe prevalso di quel decreto per dimo­strare che egli aveva adottato in Francia un più liberale sistema di governo allegando in tal modo di aver maggior diritto a reclamare di essere ascoltato nelle richieste che da
1) Fa però pubblicata anche in Civiltà Cattolica, voL Vili della serie IV, pp. 513-552.
2) È quella, come abbiamo già avvertito, trasmessa dal Sandoval col suo dispac­cio n. 173 del 20 novembre. Vi si usano le consuete espressioni circa la detestabile audacia , gli avidi desideri n, la sacrilega mano del Re di Sardegna e circa l' or­rore per così inqualificabile condotta del Piemonte.