Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; DIPLOMAZIA ; ROMA ; SPAGNA
anno <1937>   pagina <393>
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Roma nel 1860 393
de Merode l) che era stata la causa di tutti gli errori della creazione dell'insufficiente esercito del Lamoricière, cognato del de Merode, poiché ambedue avevano dato alla loro condotta un carattere politico di partito francese personale contro l1 Imperatore che aveva molto danneg­giato gli interessi di Roma, dato che, essendo i soli veri elementi di forza del Papa la sua forza e la sua importanza morali, il di visamento di cercare appoggio nella propria forza materiale era stata una vera assurdità.
H Miraflores, constatando che si trovava in questi apprez­zamenti pienamente d'accordo col diplomatico austriaco, gli domanda anche la sua opinione sulla possibilità che Gari­baldi, come si diceva, inizi nel mese di marzo l'attacco contro il Veneto. Bach risponde che non lo crede e che ritiene piut­tosto che prima scoppierebbe il movimento in Ungheria ma sarebbe domato; dopo era possibile che il moto si volgesse contro il Veneto ma sarebbe anche là sgominato perchè, data la linea politica che l'Austria intendeva adottare, sarebbe im­possibile alla Francia prendere una parte attiva contro di essa .
Con questo quadro da lui tracciato, il Miraflores ritiene di aver messo il proprio Governo in grado di fissare i suoi superiori apprezzamenti sulla situazione italiana all' inizio del nuovo anno.
Ma poche settimane di soggiorno a Roma sono sufficienti ad aumentare anziché diminuire le sue preoccupazioni. Gaeta capi­tola e i Sovrani di Napoli giungono a Roma per prendere, come si crede in un primo tempo, la via dell'esilio verso la Baviera o la Spagna. È caduta così anche l'ultima illusione che la situazione dell'Italia Meridionale non sia definitiva ed un'altra tappa verso la fatale costituzione del Regno d'Italia è supe­rata. Né Roma è tranquilla: spesso, come la sera del 14 feb­braio, vi sono le solite manifestazioni popolari, come riunioni
1) Sol conto di monsignor de Merode i giudizi dei vari Ambasciatori sono pressoché concordi: scriveva a questo riguardo il Gramont, il 12 gennaio 1861, al Thottvenel: Monsignor de Merode è troppo pazzo, troppo incapace e troppo impo­polare perchè il Papa possa separarsene tanto facilmente* Che buon prete ma che cattivo Sovrano è Pio IX ! È un Papa fatale . (THOUVENEZ., ci., I, p. 349).
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