Rassegna storica del Risorgimento

1860 ; DIPLOMAZIA ; ROMA ; SPAGNA
anno <1937>   pagina <395>
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Roma nel 1860
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col Pontefice.1J (Sappiamo, infatti, che in quella seconda metà di febbraio stava per giungere a Roma il Padre Molinari, emissario di Cavour, per abboccarsi col Padre Passaglia). Ma crede, altresì, più che probabile che non sia possibile al Papa accettare proposte di transazione e il momento del rifinto del Papa sarà anche il momento supremo per l'Imperatore perchè, dileguata qualsiasi speranza di accomodamento, non gli sarà possibile esimersi dal decidere se lasciare i propri soldati a Roma o ritirarli * Cosicché l'Ambasciatore chiede fin d'allora, 16 febbraio,21 precise istruzioni al suo Governo, soprattutto per il caso che egli, come l'Ambasciatore d'Austria, fossero interpellati dal Papa sul gravissimo problema della sua partenza da Roma.
È per me indiscutibile che se gli approcci riescono infruttuosi o se dopo intavolate le trattative queste abortiscono, la presa di Roma da parte dei Piemontesi avverrà entro pochi giorni e, forse, entro poche ore dopo che le truppe francesi abbiano abbandonato questa illustre Città, e giunti a tale estremo dovrà essere risoluta, secondo l'alto criterio di Sua Santità, la grande questione di abbandonare Roma ovvero di restarvi sebbene fosse occupata militarmente dai Piemontesi, decisione molto grave per la quale non sarebbe strano che fossero consultati gli Ambasciatori di Austria e di Spagna: e per un caso siffatto desidererei, per uniformare a ciò la mia linea di condotta, aver già saputo quale consiglio il Governo desidererebbe che io dessi.
1) Il Gramont fin dal 29 dicembre aveva scritto: Le proposte che il Piemonte ha intenzione difare alla Santa Sede non hanno l'ombra di probabilità dì poter essere accet­tate, e se sono pubblicate un giorno, rafforzeranno -notevolmente la posizione del Papa. Spero bene che l'Imperatore resterà completamente estraneo a questo affare e non consi­glierà al Papa di negoziare sn queste basi . (THOUVENEL, cit., p. 337). Poi il 26 gennaio Gramont aveva scritto al suo Ministro : * Non vi è nulla di vero nella voce che sifa correre circa sedicenti pourparlers fra la Santa Sede e il Governo sardo per il tramite del cardi­nale Santucci e del padre Passaglia (TkouvENEL,ct.,I,p. 364),e contro questa asser­zione stanno il noto volume del Pantalconi e tutta la sua corrispondenza in C. Q. R., ma nellaiettera del 9 febbraio doveva, invece riferire le trattative Passaglia-Santucci-Pantalconi (ibid., p. 393 e segg.), pur dichiarando non vi sono né vi saranno nego­ziazioni tra il Papa e il Re di Sardegna sulle basi del progetto sardo (ibid., p. 395).
2) Lo stesso giorno il Gramont scriveva al suo Ministro: a Non vi è affatto que­stione di partenza del Papa, e quanto alle negoziazioni col Piemonte vi ho scrìtto che cosa ne è. Non crediate nulla di più e siate ben convinto che il Papa non tratterà con Vittorio Emanuele . (THOOVENEL, dt.t I, p. 430). Il giorno dopo però Tbouvenel informava Gramont di quanto risultava a lui della missione Passaglia (ibid., p. 431).