Rassegna storica del Risorgimento

BEILUL ; RAHEITA ; COLONIE
anno <1937>   pagina <411>
immagine non disponibile

Dall'eccidio di Beilul alla questiona di Ranetta 411
edificato e numerose scorrerie erano state compiute durante il perìodo, nel quale avevamo innalzato colà la nostra bandiera. Questa era stata abbassata da9 soldati egiziani, appena Padre Giuseppe si era imbarcato per Genova, e nessun uomo del nostro Governo aveva alzata la voce contro l'offesa fattaci. E non era ignoto a nessuno che tanto la compagnia Rubat-tino, quanto il nostro negoziatore, erano stati dei prestanome, in tutta la questione di Assab, della nostra pubblica cosa. Quando per le pressioni della opinione generale e per le neces­sità stesse della politica internazionale eravamo tornati in Assab, gli elementi indigeni, più o meno sotto esterne influenze, ci avevano dimostrato il poco conto nel quale ci tenevano. Un nostro valoroso colonialista, il capitano Galeazzo Frigerio, che comandava allora il Fieramosca, con l'apparente missione di studiare le coste meridionali del mar Rosso e con l'effettivo incarico di tutelare i nostri interessi economici e politici, rife­riva al Ministero della marina, il 1 settembre 1880, dei soprusi commessi a nostro danno da un certo Omar, figlio di Àkito, capo di Beilul, verso un agente della casa commerciale Bienenfeld, colà residente. Il nostro ufficiale aveva provveduto immediatamente perchè l'atto di prepotenza del principotto danakil fosse rintuzzato: pochi marinai avevano messo giu­dizio al detto Omar e a' suoi accoliti;3) ma il fatto in sé dimo­strava come e quanto precaria fosse la nostra situazione. Ad aggravar la quale era la presenza, in Beilul stessa, di un pic­colo manipolo di truppe egiziane, che avevano mantenuto .una neutralità tale da significare, quanto poco esse stimas­sero la nostra presenza sulla costa orientale africana.
Se avessimo agito con debolezza, in questo momento così grave, richiedendo al Governo, che vi si diceva sovrano, di
1} SAPETO, Assidi, cit., p. 33. Mohammed ben Àekito, figlio del Saltano di Beilul, venato improvvisamente a Lnmah con una scorta de' suoi a cavallo, ne aveva strap­pato la nostra bandiera e issata quella egiziana (?., p. 38).
2) G. Po, L'opera détta marina italiana cit., p. 53 e segg.