Rassegna storica del Risorgimento

BEILUL ; RAHEITA ; COLONIE
anno <1937>   pagina <412>
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412 Eugenio Passamonti
punire i colpevoli, dando a ciascuno il suo, e avessimo lasciato che le pratiche si svolgessero senza avervi presa quella parte che ci spettava per il nostro prestigio, potevamo rasse­gnarci all'abbandono perpetuo di ogni nostra aspirazione colo­niale: se volevamo, come dovevamo, agire, era necessario che operassimo di conserva con la potenza più interessata, in quelle regioni, al mantenimento della supremazia europea su quei territori africani. E poiché a Londra si sarebbe veduto con malumore ogni nostra effettiva attività, bisognava saperci barcamenare fra il rispetto del nostro diritto, a qualunque costo, fosse pur quello delle-armi, e l'accordo con il Regno Unito, senza di cui non era possibile giungere a qualcosa di risolutivo.
Appena ebbe ricevuta la risposta dal Bienenfeld, che gli confermava l'eccidio Giulietta,1) il Mancini, sotto la pres­sione del risentimento della pubblica opinione italiana, che, irritata profondamente dalla questione tunisina, non poteva concedere altre umiliazioni alla dignità del proprio paese, mentre al nostro rappresentante in Assab richiedeva sicure informazioni, da corroborarsi con le altre che il nostro console - in Aden gli avrebbe inviate, si fece premura di richiedere al Governo egiziano quale linea di condotta intendesse seguire. E, contemporaneamente, fece consapevole il Menabrea di quel che era avvenuto in Beilul perchè ottenesse dal Foreign Office l'appoggio necessario per indurre a ragione il Gabinetto del ELedivè ed ottenere la completa riparazione. Doveva il Menabrea far comprendere a lord Granville che, in un certo qual modo, di ciò che era accaduto, responsabile era il Governo della Regina: se a Londra si fosse sostenuto con maggior calore il nostro diritto, forse con più diligente attività, al Cairo, si sarebbe sollecitato il disbrigo della intrigata e prolissa
ì) Libro Verde, Incidenti di Beilul, cit., telegramma di Bienenfeld a Mancini, 3 giugno 1881.