Rassegna storica del Risorgimento
BEILUL ; RAHEITA ; COLONIE
anno
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1937
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pagina
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419
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Dall'eccidio di Beilul alla questione di Raheita 419
T Italia poteva divenir pericolosa, quando si fosse stabilmente insediata in Assab, sia per le relazioni sue con il re dello Scioa e il Negus Neghesti, minaccioso per il Sudan, sia perchè il suo esempio poteva essere imitato dalle non mai sazie potenze, colonialiste per eccellenza, ai danni del vacillante Egitto. La suscettibilità nazionalista, che si faceva sempre più viva, non poteva concedere che da un governo estero si fosse operato contro sudditi egiziani: la necessità di vita internazionale esigeva che fosse rispettato il diritto delle genti. Una così complessa questione non si poteva risolvere su i due piedi: si procrastinasse, sino ai limiti del possibile, una decisione definitiva attendendo l'occasione propizia per mettere la cosa a tacere. Dare ali9 Italia le soddisfazioni formali che i rapporti fra potenza e potenza esigevano: colmarla di promesse fino al limite lecito: ma evitare a tatti i costi una conclusione che, anche agli occhi de' meno esperti, risultasse dannosa al presunto consolidamento del regime egiziano in quelle lontane terre africane.
Tewfik pascià si mise, per primo, su questa linea di condotta. Al De Martino espresse il suo vivo dolore per quanto era avvenuto, ma accennò vagamente agli errori commessi da spedizioni europee le quali, senza essere autorizzate dal suo Governo, si avventuravano nel vasto territorio egiziano, sicché era stato egli con i suoi ministri costretto a declinare qualunque eventuale responsabilità. Giustizia, in ogni caso, sarebbe stata fatta, sebbene grandissime (fossero) le difficoltà di agire su popolazioni nomadi . Aveva intenzione di inviare a presiedere l'inchiesta il suo Governatore generale del Mar Rosso; però, a dare all'Italia una definitiva risposta, avrebbe atteso il Consiglio dei ministri.1}
Al nostro console generale le parole del Kedivè fecero l'impressione che questi ritenesse, prima che avessero inizio,
i) pe Martino a Mancini, 14 giugno 1881 (Libro Verde-, Incidiate di Beilul, eh.).