Rassegna storica del Risorgimento

BEILUL ; RAHEITA ; COLONIE
anno <1937>   pagina <420>
immagine non disponibile

Eugenio Passamonii
inutili le pratiche per punire i colpevoli e che cercasse di addossare la responsabilità dell'accaduto sopra il Giulietti, *' il quale aveva osato attraversare regioni, resesi di fatto indi' pendenti dal Governo egiziano, senza ponderare la incuria con cui erasi proceduto dalle autorità vicinali di Beilul, qualora la cosa si fosse potuta comprendere sotto il nome generale di negligenza. Né da questa valutazione lo distolse il memo­riale, che Fakhry pascià, ministro degli esteri, gli inviò il 19 giugno 1881; anzi vi fu confermato, se addirittura non lo trasecolò lo sperimentare che volevasi artifiziosamente riget­tare la colpa dell'accaduto sullo stesso povero Giulietti. Il contegno, che questi avrebbe tenuto con gli abitanti di Beilul e con i beduini dei dintorni, se conciliait dimcilement avec son incursion uniquement scientifique et commerciale .2) La tendenziosità della nota di Fakhry si appoggiava sul rapporto che il Governatore di Massaua, Rouchdi pascià, cui il Kedivè aveva deciso di affidare l'inchiesta, aveva spedito al Cairo:
Les Italiens sont arrivés à Beiloul, il y ont dressé lem* tentes et ont creusé un puit. IIs molestent gratuitement les hahitants et font des excursions au dessus de la ville dans le but d'ètre provoqués par
*) H Kedivè, infatti si era così espresso con il De Martino : Se si considera quella contrada, come territorio egiziano, nessuna spedizione sia scientifica die commer­ciale avrebbe dovuto internarsi senza l'autorizzazione del mio Governo e particolar­mente, quando, a più riprese, il Governo egiziano ne aveva decimatole responsabilità; se vi si disconosce invece la giurisdizione egiziana, perchè renderlo responsabile della catastrofe che vi ai deplora? . Il nostro rappresentante, che aveva compreso quale fosse la ragione di una siffatta dialettica! replicò che non si trattava di discutere per il momento di sovranità o di autonomia, ma di un delitto commesso su un terri­torio nel quale era riconosciuta la giurisdizione dell'autorità egiziana .{Libro Verde, Incidente di Beilul, cit., De Martino a Mancini, relazione del 14 giugno 1881). Il Man­cini poi, a chiarire bene i termini della questione, telegraficamente comunicava al De Martino che la spedizione Giulietti era una semplice escursione scientifica e com­merciale, che non presentava in sé e nelle sue finalità nulla di -pericoloso. Egli ne aveva fatto consapevoli le autorità di Beilul, che gli avevano concesso una scorta di pochi uomini. E terminava affermando che l'inchiesta, domandata dall'Italia all'amico Egitto, doveva avere il solo scopo di'appurare i fatti e determinare le responsabilità. (Libro Verde, Incidente di Beilul, cit., Mancini a De Martino, telegramma del 14 giugno 1881).
2) Fakhry pascià a De Martino, 18 giugno 1881. De Martino a Mancini, 20 giu­gno 1881 {Libro Verde, Incidente di Beilul, cit.).
420