Rassegna storica del Risorgimento

BEILUL ; RAHEITA ; COLONIE
anno <1937>   pagina <422>
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422 Eugenia Passamnnti
offesa, si sarebbero potuto meglio accomodare le cose in famiglia.
Lo comprese il De Martino, e con lui lo vide il Mancini che ricorse, per far piegare il Governo kediviale, a chi era il vero arbitro della situazione.
Il Mancini, il 13 giugno 1881, appena aveva ricevuto la notizia del massacro Giulietta, avevane inviato telegrafica notizia al Menabrea, in Londra perchè ne facesse consapevole il Foreign Office, aggiungendo che l'Italia sarebbe stata lieta di vedere apparire a Beilul, durante l'inchiesta, la bandiera britannica.l) H nostro ambasciatore si era recato subito da lord Granville, al quale aveva esposto tanto il luttuoso avveni­mento, quanto le richieste dell' Italia alle autorità egiziane : e, ricordando con quanta delicatezza l'Inghilterra esterior­mente procedesse per dimostrare, sia alKedivè sia alle potenze, il suo rispetto per il pieno esercizio della sovranità vicereale, aveva aggiunto che noi non volevamo usurpare i diritti dello Egitto, ma richiedavamo solo giustizia. A conseguir la quale dovevamo trovare consenzienti tutte le potenze in nome della stessa civiltà umana. Il Menabrea, infine, aveva espresso al ministro della Regina il desiderio del nostro Governo che la Gran Bretagna si trovasse al nostro fianco in questa dolorosa emergenza.
Il Granville, da vero inglese, volle conoscere tutte le carte del giuoco, prima di pronunziarsi. Logicamente parlando, egli non poteva negare il suo consenso alle richieste italiane, sia per la particolare situazione internazionale che rendeva utile a Londra l'amicizia con Roma, sia per obbedire alle prime regole della politica coloniale britannica, che non poteva conce­dere fosse impunito un fatto come il massacro Giulietti, per il contraccolpo che al prestigio europeo poteva derivarne. Ma nel
!) Libro Verde, Incidente di Beilul, cit.
2) Menabrea a Mancini, 13 giugno 1881. (Libro Verde, Incidente di Beilul, cit.).