Rassegna storica del Risorgimento
BEILUL ; RAHEITA ; COLONIE
anno
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1937
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pagina
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443
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Dall'eccidio di Beilul alla questione di Raheita 443
non poterla prender di fronte. Ma nell'intimo suo aveva dovuto riconoscere che il nostro rappresentante aveva ragione, né si era dovuto stupire, quando questi, il 7 agosto 1881, nel lasciare Beilul gli aveva scritto una violentissima critica dei lavori compiuti. Je proteste donc formeilement contre la conduite generale de l'enquète aveva il Frigerio concluso et je laisse à V. E., à la Commission, au Gouvernement egyptien toute la responsabilité des conséquences qu'elle peut avoir pour Pavenir .1} Con tutti questi dati di fatto, non era possibile che il nostro Governo potesse accettare, senza alcuna protesta, la conclusione dell9 inchiesta. E, come abbiamo veduto, il 16 agosto, il Mancini, per le molteplici ragioni già esposte, iniziava un'energica pratica diplomatica perchè ci fosse resa giustizia. A rappresentare il nostro Paese, in luogo del De Martino che, non volendo forse, in quel difficile momento, disgustarsi con elementi del Governo egiziano, essendo vecchio amico del vicereame, ed avendo colà vari interessi, aveva approfittato del permesso estivo, da lungo tempo ottenuto, per tornare in Italia, era rimasto, per distrigare l'intrigata matassa, il vice console, conte Machiavelli. Né al ritorno in Patria del console nostro generale erano del tutto estranee le pratiche, che attivamente si svolgevano tra Londra e Roma per definire lo spinoso riconoscimento di Assab. Il Machiavelli fu pari al compito affidatogli. Il 19 agosto 1881 rispondeva
1) Libro Verde Incidente di Beilul, cit. La impudente conclusione della inchiesta era, fica l*altro, paimariamcnte smentita da una diligente relazione del Branchi, stesa il 16 ottobre 1881. Gli si rivelava la sicurezza con la quale il Giulietti, il Biglieri, e tutti i nostri avevano iniziato il loro cammino, non ritenendo possibile la perfidia degli abitanti di Beilul. a Non ostante ripetuti avvisi ricevuti all'epoca della sua partenza sembra che Giulietti persistesse nel non credere possibile neppure un attacco, Non solo quindi trascurò ogni precauzione, si accampò continuamente sotto gli alberi, cosa contro la quale aveva protestato il nostro interprete Said, nella prima parte del viaggio, ma permise che i Dankali si mescolassero alla spedizione armata. Secondo che dichiarano vari testimoni, dicci di quei che seguendo la spedizione per trucidarla eransi da due giorni uniti a loro, nel giorno fatale avrebbero mangiato con loro e perfino dormito pe mele coi nostri. Furono essi che, all'arrivo dei loro compagni, consumarono principalmente l'eccidio, gettandosi a destra e a sinistra addosso ai dormienti. {Libro Verde. Inchiesta di Beilul).