Rassegna storica del Risorgimento

BOLOGNA ; ECONOMIA ; GIORNALISMO
anno <1937>   pagina <459>
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Questioni e idee sociali in un giornale bolognese del 1846-50 459
La prostrazione, la viltà, il delitto, la mancanza dello pratiche di virtù, rendon l'uomo placche povero, dispregevole; laddove il sentimento della dignità, irvilup pandosi energicamente, e dandosi all'esercizio di quello pratiche virtuose, che fortifi­cano ed innalzano l'uomo in qualunque classe l'abbia pur collocato il caso o la fortuna, si renderà meritevole di considerazione. Io sono povero, orgoglioso della mia sorte perchè senza rimorsi; son povero e non vado mendicando che il mezzo di conseguire U miglioramento de' miei simili; quindi qualunque esempio di virtù, mi venga presen­tato lo renderò palese. I danni che dall'ubbriachczza, dall'ozio, e da altri vizi funesti derivano offrirò a* miei confratèlli, come offrirò loro la prova dei vantaggi che risul­tano dall'ordine, dall'economia, dall'attività, dall'amore pe' suoi simili, dalla dignità propria. Una Igiene popolare sarà per me insegnata per far cadere que* pregiudicevoli ciarlatanismi, che agli ignoranti offuscano la mente. Anche delle Arti dirò alcuna parola perchè il buon gusto è uno dei pregi che distingue un popolo colto.
In rapporto a questo programma, il Povero coglie ogni propizia occasione per insistere sulla dignità del lavoro, sul suo alto contenuto umano e morale. Chi lavora ha già compiuto una parte del suo dovere verso Dio e verso gli uomini; si trova già in una posizione morale più elevata di chi non lavora. All'adempimento di questo dovere l'uomo deve associare, prima di tutto, uno sforzo costante volto ad elevarsi intellettualmente; a migliorarsi moralmente. Li tal modo il lavora­tore, anche se povero, si troverà, dal punto di vista ideale, nel primo piano della società, la quale non dovrà valutare l'importanza sociale del cittadino in ragione della ricchezza, ma in proporzione della virtù* Dalle pagine del giornale bolognese emana la condanna e il disprezzo per la ricchezza, accusata di allontanare l'uomo dal Lene.
Quante volte il cuore dello sventurato è più grande, più tranquillo, più equo: mentre quello del facoltoso si trova afflitto da rimorso perchè nulla ha di buono tranne . le ricchezze; eie ricchezze appunto lo rendono riprovevole all'occhio del filosofo, all'occhio dell'uom giusto e generoso.l)
Si avvisano gli stolti di trovare nell'oro il massimo d'ogni bene, la sorgente d'ogni letizia, l'ambrosia della felicità, e il secolo menzognero trova nell'oro il secondo sole del mondo, come il trovavano gl'increduli Persiani. Oh miseria! miseria! Per soddisfare viiissima ambizione, sozza libidine, cupide ed ingorde voglie adorate un idolo corruttore ed infame, prostrate voi stessi, e vituperate quanto ha di grande e di bello la creatura di Dio!... Sognate per un istante il niun valore dell'oro, adeguatene la potenza alla polve che vi lorda i piedi, quindi esaminate cosa rimane? Ne' ricchi poche virtù, ne* poveri pochi vizi, da un lato l'invidia, la cupidigia, l'orgoglio, l'ambizione, la disperazione, dall'altro il conforto nelle proprie braccia, l'amore della propria fami­glia; e mentre dall'un canto il vincolo di parentela si squamerebbe come un naviglio che urti uno scoglio, dall'altro stringerebbesi più fòrte un caritatevol fervore. Quante carte, quanti documenti pur veggonsi accatastarsi negli archivi, testimoni del continuo
ì) A I, n. 26 pp. 103-104: Necessità d'amarci scambievolmente (G. P.).