Rassegna storica del Risorgimento

GORIZIA
anno <1937>   pagina <468>
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Manieri Mario Costar
Cosi veniva difeso, nel settembre 1862, da parte del comune di Gorizia, il carattere italiano della città, contro l'imbastardimento volato ad arte da parte dcll'imperialrcgia autorità politica.
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Non solamente gli spettacoli lirici, come ad esempio il coro del-VEmani: Si ridesti il Leon di Castiglia che il pubblico sostituiva con il Leon di Caprera servivano con le loro velate allusioni ad infiammare d'amor patrio i cittadini, ma anche i modesti trattenimenti al teatro delle marionette, giovavano ottimamente per la propaganda spicciola fra l'elemento popolare.
I nostri vecchi ebbero sèmpre una grande simpatia per il marionettista Antonio Reccardini, creatore della maschera di Faca-napa in Udine, e per i suoi spettacoli, allestiti .annualmente nel­l'apposito anfiteatro, eretto ora in uno ora nell'altro dei vasti cortili goriziani.
Una beffa fatta all'Austria lo aveva reso ancora più popolare. Ecco di che si trattava.
Nell'agosto del '62 il Reccardini aveva fatto inondare la città coi suoi manifestini di tre colori bianchi, rossi e verdi per uno spettacolo eccezionale.
Nel teatrino infatti aveva preso posto un pubblico delle grandi occasioni. Erano i nostri patriotti, i quali, per suggerimento di Antonio Tabai, si erano quivi dati convegno!
Sedeva in prima fila un Commissario di polizia, ben noto ai goriziani per la sua ferocia contro tutto ciò che sapeva d'italiano. Lo spettacolo era incominciato e nulla dava a sospettare ciò che sarebbe accaduto poco di poi,
Quand'ecco svolgersi in una scena tra Facanapa ed Arlecchino, che accompagnava un viaggiatore francese in Italia, il seguente dialogo:
Facanapa, accennando di fumare: Ciò Arlachìn dàino un solferin?
Arlecchino: Cossaaa?? Un altro Solferin? e additando il fran­cese: Ciò, no ta bastao, quel che fa dao Monsù? .
L'allusione, alla sconfitta subita il 24 giugno 1859 a Solferino, era troppo evidente, perchè sfuggisse all'intelligenza del funzionario austriaco. Questi, per reazione, era immediatamente scattato in piedi, come spinto da una molla.
Dal pubblico invece era partito uno scroscio di battimani, susseguito da un uragano di applausi, all'indirizzo del Reccardini.