Rassegna storica del Risorgimento
GORIZIA
anno
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1937
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pagina
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497
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I VARIETÀ, APPUNTI E NOTIZIE
UNA QUESTIONE INTERESSANTE;; - È quella suscitata dal prof. Pietro Merenda nel suo recente saggio, del quale fu data sommaria notizia nel fascicolo di gennaio (p. 145) della Rassegna. Perchè i lettori abbiano più. chiara idea della cosa riteniamo non inutile aggiungere in questa sede maggiori particolari. L'autore ha diviso in tre parti questo suo saggio storico-giuridico: la prima è dedicata alla trattazione del tema, la seconda racchiude note complementari e chiarenti, la terza riproduce integralmente le leggi e le disposizioni governative, tanto civili che militari, riferentisi alle feste nazionali.
Nella prima parte si ricorda che Ferdinando, HI di Sicilia, IV di Napoli, nel 1815 prese il nome di Ferdinando I, re del Regno delle Due Sicilie, e, mutando l'unione personale in unione reale, tolse Pind ipendenza e la costituzione alla Sicilia. Da ciò una lotta sanguinosa durata hen quarantacinque anni tra i Siciliani e Casa Borbone, lotta finita nel 1860 con la definitiva scomparsa di quella dinastia. L'ultima insurrezione, avvenuta in quest'anno fausto, cominciò il 4 aprile, ai rintocchi della campana della Gancia, col programma, non d'Indipendenza, Libertà e Confederazione, come nel 1848, ma d Italia e Vittorio Emanuele. Capitanata da Francesco Riso, sarebbe riuscita anch'essa infeconda per la sproporzione delle forze in contrasto, se Garibaldi ed i Mille non fossero accorsi in aiuto dei Siculi, e, col concorso delle Squadre d'insorti, non avessero vinto a Calatafimi il 15 maggio, e se, il 27 maggio, l'eroe nizzardo, alla testa dei prodi di Quarto e dei 4000 armati raccolti a Gibìlrossa da Giuseppe La Masa, non fosse entrato vittorioso in Palermo. Conseguenza: la sconfitta dei Borbonici a Milazzo, l'altra del 1 ottobre al Volturno, il Plebiscito del 21 ottobre,, proclamante Italia una e indivisibile, con Vittorio Emanuele Re costituzionale ed i suoi legittimi discendenti: l'Unità italiana, coronamento mirabile di questa catena di eventi gloriosi.
Cuore e mente decisero la Dittatura ad emanare questa legge, il 29 settembre 1860: Saran compresi tra le feste nazionali in Sicilia i giorni 4 aprile e 27 maggio. Sorge la quistione: Siffatta legge è ancor vigente? Si, risponde il prof. Merenda, sulla base di argomentazióni prevalentemente giuridiche.
Il Codice civile è preceduto dalle Disposizioni sulla pubblicazione, interpretazione ed applicazione delle leggi in generale, dove, all'art. 5, è prescritto: Le leggi non sono abrogate che da leggi posteriori, per dichiarazione espressa.del legislatore, o per incompatibilità delle nuove disposizioni con le precedenti, o perchè la nuova legge regola finterà materia già regolata dalla legge anteriore .
Ora, esaminando tutte le leggi sulle feste nazionali, emanate dal 1861 al 27 dicembre 1930, commenta il prof. Merenda, in nessuna si trova dichiarazione espressa dal legislatore, abrogante la legge del 29 settembre 1860.
Né si può dire che questa legge sia incompatibile con qualsiasi delle indicate leggi emesse dal 1861 al 1930. Incompatibile è la cosa che non può accordarsi con un'altra; ebbene, sono compatibili le feste nazionali comuni a tutta Italia, Sicilia compresa, con le feste nazionali, esclusive per la Trinacrià: ciò significa che gl'Italiani di Sicilia, celebreranno, oltre le feste nazionali comuni, le due prescritte esclusivamente per loro. Da ultimo, non osta che la nuova legge regoli l'intera materia già regolata dalla legge anteriore. Tutte le disposizioni di legge emanate, sullo feste nazionali, dal 1861 in poi, han regolati), salva qualcuna dichiarativa, l'intera materia già regolata dalla legge anteriore; ma in questa materia non può annoverarsi la legge dittatoriale 29 settembre 1860, concernente, non già Italia tutta, ma la Sicilia soltanto.
L'ultima legge, quella del 27 dicembre 1930, anno TX, ha, suUIart. 3: Sono revocate tutte le disposizioni in contrasto con quelle contenute nella presente legge .
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