Rassegna storica del Risorgimento
GORIZIA
anno
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1937
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502
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Libri e periodici
0 de La Maddalena, la resistenza in Piemonte; nini buio per tutti significativo il Governatore della Fortezza di Cevn che sbarrava la via al cuore del Piemonte, U quale alla intimazione di Bonaporte, il 7 floreale dell'anno IV intimazione abbastanza proterva, ma dominata nello stesso tempo da un profondo senso di rispetto per le bra-ves gens che il Governatore Francesco Bruno conte di San Giorgia e Tornafort comandava rispose con le stesse parole che parecchi decenni dopo pronunciavano i fedeli Carabinieri opponentisi, in Savoia, ai rivoluzionari: Io difenderò la fortezza a prezzo della vita fino all'ultimo sangue per il Principe che me l'ha affidata . Si vuol dire con questo che il rovesciamento della situazione per cui la regione che da due secoli era stata presidio e baluardo d'Italia contro la Francia era divenutala posizione avanzata da cui Napoleone voleva dominare la Penisola, e per cui i soldati i quali avevano combattuto sotto le azzurre insegne dei Savoia furono obbligati a combattere e a morire per le bandiere di una effimera repubblica e di un quasi altrettanto effimero Impero, non riuscì a cambiare l'animo dei Piemontesi, i quali, rimanendo ostinatamente (bugia nein) piemontesi, salvaguardarono per questa stessa loro inflessibile volontà la coscienza italiana.
Altri, ragionando di questo poderoso volume, ha messo in evidenza il valore e l'interesse della parte dedicata agli studi filosofici e scientifici; non minore risalto hanno trovato da parte di altri studiosi i capitoli relativi agli studi storici e politici in Piemonte. Ma intorno a questa ultima parte si potrebbe ragionare anche più. a lungo per dimostrare, ad esempio, come il Piemonte nel secolo XVIH sia come un'Italia avantilettera del secolo successivo, per tutto quanto concerne la dialettica politica, cioè le discussioni intorno ai punti fondamentali dell'etica statale, intorno alle diverse correnti politiche, soprattutto per la vasta e feconda discussione impegnatasi sul principio unitario e sul principio federalistico (capitolo II). Io fondo, il concetto di Roma centro comune di tutù gli Italiani, e il concetto di Nazione è già ben chiaro in Piemonte nella seconda metà del Settecento, come dimostrano nel libro del Calcatemi le pagine dedicate al Denina e alle sue Rivoluzioni in Italia. Non meno chiaro è fin da quel tempo la sensazione dei rapporti che corrono fra la politica piemontese ed italiana e la politica europea. Si può affermare senza essere sospetti di schauvinismo o di amplificazioni tendenziose, che il merito degli scrittori della Sampaolina e della Filopatria per aver saputo individuare con precisione il fine dello Stato nel procurare il bene pubblico senza intaccare la saldezza della costituzione, e in modo speciale il concetto dell'unità nella sovranità e della coincidenza del bene del genere umano con quello dei sudditi uniti politicamente e con quello dei sudditi individui, costituisce la base della politica piemontese del periodo in cui il Risorgimento diventa azione, del periodo cavouriano, per intenderci. L poi veramente oggetto di meditazione se la bufera francese abbia sommerso, perchè violentemente la interruppe, la politica riformista piemontese. Ma nello stesso tempo ci si può domandare se non sarebbe stata assai piò lenta la rinascita in tutta Italia dello spirito militare, se quella bufera non fosse scoppiata e se i Francesi non avessero trasformato i pacifici Italiani della seconda metà del secolo XVIII in soldati, facendo risorgere anche lo spirito eroico che è stato poi l'anima delle guerre d'Indipendenza. Forse il capitolo III dedicato all'esame degli scrittori politici piemontesi e nel quale vediamo agire, come su un vasto e movimentato palcoscenico, le figure fortemente pensose dei Vasco, del Galeani Napione, del Della Motta, dell* Oya, ecc. Simo dei più interessanti ed efficaci. Ma non è meno robusta la parte relativa agli studi economici, nella quale vediamo messi in evidenza discussioni e indirizzi che una volta di più inducono a considerare il Piemonte di quél tempo come alla avanguardia anche nella politica economica. Si consideri ad esempio l'attività che chiameremo rurale, per alludere a quel multiforme interessamento degli scrittori politici ed economici del tempo per i contadini: Prospero Balbo, Galeani Napione, il Sanmartino, il Pavesio, ecc., erano espliciti nel dichiarare che la professione del contadino non era inferiore a nessun'allra: s Invece che la classe degli agricoltori suol