Rassegna storica del Risorgimento

GORIZIA
anno <1937>   pagina <620>
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620 Ranwrl Morìa Cossàr
è notò, stava il consigliere di luogotenenza barone de Rubeole, che probabilmente gliePaveva suggerita.
Siccome notava un giornale d'allora il grande possésso fondiario nella parte italiana della provincia supera di assai quello della porte slava, la tendenza di questa proposta era manifesta. Volevansi diminuire i voti e quindi rinfluenza degli italiani ed aumentare quella degli slavi.
Prima però ch'io scenda a narrare le vicende di questa proposta, e come per essa fu gettato il pomo della discordia fra due famiglie che per secoli convissero pacificamente, mi sembra necessario premettere alcune notizie sulle loro condizioni, e desumerò i dati e lo considerazioni del rapporto della Camera di commercio pubbli­cato nel 1858.
Il commercio, l'industria, le tante istituzioni sociali, che danno prova di civiltà progredita, fioriscono nella parte italiana, come i tempi e le condizioni del paese lo acconsentono. Nella parte slava trovassi all'incontro in uno stato primitivo o non esistono. E codesto, dice il rapporto, è ciò che spiega il maggior movimento che esercita la prima e quella sua maggiore importanza, mediante la quale viene gradatamente ad assimilare a sé stessa l'opposto elemento.
Soltanto alcuni pochi slavi, o impiegati, o sacerdoti riscaldati dalla lettura dei giornali sloveni di oltremonte e per nulla considerando la diversità di condi­zioni tra gli slavi del Goriziano e quelli di Lubiana, divisi gli uni dagli altri da tutto e se non fosse altro dalla potente ragione dell'interesse, idearono di porre un argine a quella fusione e di imitare in tutto gli altri figli della Slavia.
Difatti gl'italiani mai sognarono di reagire contro l'affaccendarsi di questi sloveni, e sapendo che nulla potrebbe disputare ad essila supremazia del possesso nel commercio, nell'industria e quindi nell'intelligenza, e che la capitale, il centro l'anima della provincia era italiana, tolleravano di buongrado che in alcuni rami della pub* blica cosa, p. e. nel servizio ecclesiastico, gli slavi fossero ad essi per sistema preferiti.
Da un anno forse a questa parte le cose cominciarono però a mutare un po' d'aspetto.
Gli slavi, parlo sempre dei pochi loro corifei, che la gran massa del popolo non si cura gran fatto dei loro sogni, presero una posizione ostile verso gli italiani è nel mentre questi nei consigli comunali e nella Dieta domandavano, che all'inse­gnamento in lingua tedesca fosse sostituito quello delle due lingue del paese, e con animo generoso peroravano la causa anche dei loro conterranei, questi e dico sempre i loro corifei, d'ogni arma si avvalevano per guerreggiare gli italiani.
Ora mirano più in alto, che semplicemente ad arrestare l'assimilazione. Essi tendono alla supremazia e con ciò mettono a repentaglio gli interessi più, forti della provincia.
So anch'io che non possono arrivarci, e che non ci arriveranno mai, ma la tendenza c'è, e ciò che più monta, questa tendenza io la reputo in questa provin­cia appoggiata, se non dal governo, dagli organi governativi a proprio loro rischio.
La galleria accolse la proposta del de Doliac rumoreggiando, in segno in protesta.
Contro quella proposta avevano parlato i deputati dott. Giovanni Rismondo e dott. Luigi Visini, essa era però stata accettata con un solo voto di maggioranza.