Rassegna storica del Risorgimento
GORIZIA
anno
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1937
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pagina
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623
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Gorizia ottocentesca, ecc. 623
Francesco Antonini; Emacoru lesse: Giulio Vanno; Antonio do Pcrsu; Emilio barone Formentini; Caterina vedova Nardini; Giacomo Prister qnondam Moisfc; Anna Printer; Samuele Morpurgo; Antonio De Finetti; Pietro Curnclli; Tommaso Negro; Luigi Tau-sani; Ferdinando cavaliere de Mailer, Dottori; Pietro quondam Giuseppe Taroburlint; Angusto Adolfo dott. Vicentini; Giuseppe Cosolo; Nicolò fu Angelo Defabris; Antonio Zampieri; Domenico Vio quondam Giovanni Battista; Antonio Cordini; per Antonio Trevisan, Michele figlio; G. Valcutinis; Sebastiano quondam Girolamo Valcntinis: Antonio Valentinis; Giuseppe Morpurgo;Francesco De Finctti; Gasparo dott. Porenta; Antonio Cela* G. del Torre per gli eredi quondam Giulio.
Dopo la seduta, il barone de Kubeck cosi faceva telegrafare al Luogotenente in Trieste:
Dodicesima seduta. Dopo esaurito l'ordine del giorno Rismondo presentava una petizione recto protesta di parecchi elettori del gran possesso contro il cambiamento del regolamento elettorale con l'incarico di unirla a quegli atti.
Nella petizione siprotesta contro il voto di Pace e di Goriup. Il capitano provinciale Pace abbandonava il seggio presidenziale e controbatteva con forti parole l'addebito a lui fatto* chiudendo col dire ch'egli al pari dei suoi antenati ha sempre seguito una sola bandiera, e l'ha tenuta alta, la bandiera dell'imperatore e dell'Austria, alla quale apparterrà sino alla morte.
Anche Goriup respingeva energicamente la proposta. Cerne proponeva di passare all'ordine del giorno, ciò veniva accettato, dopo di che il capitano provinciale premesse alcune acconce parole ed aver inalzato un evviva all'Imperatore, chiudeva la seduta.
Alla sfuriata del capitano provinciale, Il Tempo faceva seguire un lungo e ben circonstanziato commento, dal quale togliamo qualche passo, clic sta in relazione col telegramma del barone de Kubeck.
D deputato indipendente (conte Pace), il presidente in Gorizia e nel Friuli, il podestà di Tapogliano, l'uomo che per la sua posizione sociale dovrebb'essere di coltura elevata e quindi liberale, almeno nel senso di non mostrarsi un affigliato, alla burocrazia e all'oscurantismo, doveva votare contro la proposta.
Ma perchè dunque il conte Pace votava in quel modo?
La chiusa del discorso del Doliac ne ha lasciato trapelare il movente: Chi è buon austriaco, tuonò il Doliac, deve votare perla proposta.
Se il signor conte non ha il coraggio dir di pane al pane, lo avrò io per lui. Gli italiani sono ribelli, essi mirano al distacco dall'impero, dunque è necessità politica di scemare la loro influenza.
Ecco il grande secreto, ecco il motivo del vót'Ov
Se vi sono nella provincia italiani ribelli, il governo ha certo mezzi legali per difendersi contro di essi e non ha bisogno per questo del signor Capitano (provinciale). Vi sono gli uffizii di pubblica sicurezza, vi sono lo procure di stato e i tribunali. E se a qualche consiglio comunale o perfino a qualche dieta venisse il ticchio di farsi ribelle vi è l'espediente legale dello scioglimento.
E se popolazioni intere trascendessero a moti rivoluzionari, vi sono pure i mezzi legali dei giudizi statari, degli stati d'assedio, della forza militare.
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