Rassegna storica del Risorgimento
BRIGANTAGGIO ; BORBONI DI NAPOLI (CASA) ; DUE SICILIE (REGNO DE
anno
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1937
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pagina
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645
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VARIETÀ, APPUNTI E NOTIZIE
IL BRIGANTAGGIO POLITICO E I BORBONI DI NAPOLI
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Vati anni di comune villeggiatura in Svizzera (fra il 1887 e il 1890), mi procura tono da giovane l'amicizia e rintimiià del conte di Trapani, fratello di Ferdinando II di Napoli, e zìo dell'ultimo re, Francesco II.
Frammiste alle conversazioni r eferenti si alla vita mondana (tutta feste, balli e cene) del Hotel National di Lucerna, ne avemmo di quelle serie; da esse appresi particolari inediti, sentii commenti e seppi aneddoti che possono riescire interessanti per la storia del Risorgimento, specie in ciò che concerne i tentativi di reazione compiuti nelle provincie meridionali durante, e dopo il 1860, e la patte che vi ebbero i Borboni, rifugiati allora a Roma.
Tali notizie erano però frammentarie, e talora costituite solo da brevi accenni, perchè spuntate casualmente nelle conversazioni di più anni: non ebbero mai il carattere dell'intervista su un tema detcrminato. Ma furono da me annotate in certe mie memorie , alle quali ora attingo la materia del presente articolo.
A ritenere attendibile tutto ciò che mi fa detto, mi conforta la serietà del principe nomo già anziano e Tesser trascorso tanto tempo da dare affidamento ch'egli parlasse spassionatamente, ma più. di tutto il suo tono franco e sincero. Tale era infatti il suo carattere, con espansione da napoletano, del quale aveva anche l'accento molto marcato, e il gesto. Fra però assai distinto nelle maniere e nell'aspetto. Alto e magro, somigliava singolarmente anche di viso a Cario Alberto.
Della imparzialità e obbiettività di certi suoi giudizi ebbi prova in qualche apprezzamento espresso su fatti e uomini che avevano avuto patte negli avvenimenti del 1860.
Come età naturale da parte sua, rifuggiva dall'amicizia e dalla compagnia di quelli che avevano partecipato alla spedizione di Garibaldi. Per esempio, ricordo che non volle conoscete il generale Dunn che ttovavasi con noi allo stesso albergo, e che con ingenuità un po' inglese, aveva chiesto d'essergli presentato. Lo stesso fece per certi discendenti del generale Nunziante, che egli, come lutti i legittimisti napoletani, qualificava per traditore. Mi disse essere stato iutimissimo del Nunziante, tanto che prima di schierarsi nel campo avverso, costui lo avvertì della sua intenzione, e che invano egli tentò dissuaderlo, ed aggiunse; non lo doveva fare perchè troppi benefizi e favori aveva ricevuto dalla nostra famiglia .
Ma d'altra parte, a quella specie di Circolo di corte che il conte e la contessa di Trapani (figliuola di Leopoldo II di Toscana) tenevano dopo i pasti, seduti nella hall dell'albergo, erano ammessi italiani di tutte le opinioni, e non Bolo deputati e senatori, ma cerimonieri e dame di corte di Casa Savoia. Età uno strano accozzo di tali elementi, con quelli legittimisti, per cui vedevi antichi ufficiali Svizzeri che avevano servito Francesco II e vecchi principi e duchi borbonici, (che non erano rari a Napoli, ancora cinquant'anni fa), fiancheggiare parlamentari italiani, e gentiluomini della corte di Umberto I.
Il conte di Trapani, parlando degli ex ufficiali napoletani che, dopo la resa di Gaeta, avevano preso servizio nell'esercito italiano, mi disse una volta: e Per quelli non serbo alcun rancore; quelli possono guardarci in viso, e tenere alta la
fronte .
In qualche occasione lo trovai imparziale fino al punto di giudicare sfavorevolmente anche chi aveva difeso la causa della sua famiglia. Per esempio, un giorno