Rassegna storica del Risorgimento

BRIGANTAGGIO ; BORBONI DI NAPOLI (CASA) ; DUE SICILIE (REGNO DE
anno <1937>   pagina <646>
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avendogli io accennato all'impresa dello spagnuolo Borjès finita cosi tragicamente, e al suo diario che io avevo letto e che conteneva espressioni di una fede eroica pel legit­timismo, egli si limitò ad osservare: a Tutto quel che conteneva quel diario non era mica vero . "
Queste parole mi fecero stupire riferendosi a chi aveva combattuto ed era morto pei Borboni pia ancora rimasi stupito quando, deplorando io la fucilazione dello stesso Borjès e d'altri partigiani sinceramente convinti, mi rispose:
Eppure è Punico modo di domare il brigantaggio. Anche il generale Manhès, che fa nostro amico si valse della legge marziale per reprimere fl brigantaggio .
Notai che generalmente non parlava bene di quelli che capitanarono le bande, non dico del noto Crocco, ch'egli definì un ladro , ma anche di gente più rispettabile come i corlisti fratelli Tristany. Il solo di cui parlava piuttosto favorevolmente era il legittimista francese, conte de Christen che operò negli Abruzzi, e poi fu anche ferito in una sortita che fece da Gaeta durante l'assedio.
Sul tema del brigantaggio s'intratteneva molto spesso con me, e sembrava por-tannici intenzionalmente, forse per smentire certe voci malevole che sapeva correre sul suo conto. Infatti, con molta franchezza mi narrò un giorno come a Roma, per un banchetto diplomatico al quale egli doveva intervenire, un ambasciatore (non ricordo di qual paese), ricusò l'invito, dicendo che non voleva sedersi a tavola col capo dei briganti . E mi soggiunse ecco come si scrive la storiai .
E noto a tutti come sia stato fatto carico ai Borboni di aver favorito il brigan­taggio napoletano mentre risiedevano a Roma. Con virulenza un po' partigiana, si scrisse di bande di scellerati e d'assassini, sguinzagliate da loro nell'antico regno. Non che non ve ne siano state delle bande di scellerati e d'assassini, ma, come dimo­strerò più oltre, non è credibile che i Borboni se ne siano serviti scientemente. Questa accusa lessi anche pochi anni fa irriverentemente ripetuta da qualche giornale in riguardo al conte di Caserta, mentre ne annunziavano la morte nella tarda età di novantaquattro anni Questo fratello di Francesco II, nulla ebbe mai che fare col .brigantaggio, e fu un valoroso soldato, sebbene multante per cause diverse, e talora opposte a quella dell'unità italiana.
Che il conte di Trapani e lo stesso ze avessero invece avuto rapporti indiretti col brigantaggio politico non si può negare, ma ciò fu mentre credevano di aiutare una guerriglia fatta da partigiani. Lo stesso conte di Trapani mi disse d'aver presie­duto un comitato che risiedeva a Roma e il cui scopo era dirigere ed aiutare il movimento ch'egli definiva insurrezionale . A qua! fine, e con quali speranze? a non per altro mi disse che per mantenere viva l'agitazione nelle province dell'antico regno .
Ma teneva molto a fare una netta distinzione fra il puro .brigantaggio poli­tico e quello a scopo di furto. Asseriva che in un primo tempo (1860-61), special­mente nell'Abruzzo, mentre egli se ne occupava, il movimento fu politico e di parti­giani - e quest'affermazione, per quanto riguarda l'Abruzzo e in un'epoca nella quale reggeva ancora la fortezza di CiviteUa del Tronto, è confermata da storici del tempo anche amici della causa italiana, quali Marc Monnier. Diceva il conte di Trapani che il movimento politico poi degenerò in malandrinaggio vero e proprio, e ai partigiani si sostituirono ladri della specie di Crocco, e fu appunto allora ch'egli se ne disinteressò completamente.
Cosi mi disse, e molti aneddoti mi raccontò in proposito: fra gli altri questo, che quando le bande dell'Abruzzo campeggiavano in prossimità del confine romano, l'ambasciatore di Spagna vi si, recò una sera per rendersi conto dell'importanza del movimento, e della sua organizzazione, ed essendo quel diplomatico per caso molto somigliante al conte di Trapani, gli insorti, appena lo videro, gridarono < Ecco Cecco di Pola (Francesco di Paola). Questo aneddoto non avrebbe alcuna importanza se non valesse a dimostrare che il moto abruzzese doveva avere (almeno