Rassegna storica del Risorgimento

BRIGANTAGGIO ; BORBONI DI NAPOLI (CASA) ; DUE SICILIE (REGNO DE
anno <1937>   pagina <647>
immagine non disponibile

Varietà., appuntì e notizia 647
m quel tempo) carattere politico, altrimenti nn ambasciatore non si sarebbe mosso per studiarlo sul luogo.
Che anche il re fosse connivente al movimento, e lo aiutasse in quel primo periodo apparirebbe dal seguente pettegolezzo narratomi dal conte di Trapani. Il re detto una volta una somma al comitato da lui presieduto, ed egli la versò al marchese C... (ch'io conobbi molti anni dopo, mentre risiedeva a Firenze). Questi ch'era intermediario (poco scrupoloso), fra il comitato e le bande, non recò loro mai hi somma, e avendolo il re invitato a darne spiegazione, se ne scusò calunniando il conto di Trapani, e dicendo che la somma l'aveva consumata Ini nelle sue dissi­pazioni.
Dunque la connivenza esìsteva, ma il punto storicamente, e, diciamolo puro, moralmente importante sarebbe' di stabilire se questa si limitò alla guerrìglia di parti­giani (nella quale sono inevitabili gli eccessi, e talvolta le crudeltà), o se seguitò dopo la sua degenerazione in malandrinaggio, come affermarono gli accusatori dei Borboni'
Qui debbo aprire una parentesi per notare come a Roma, e anche dopo, essi fos­sero contornati da avventurieri d'ogni specie e condizione, che sovente li sfruttavano. Specialmente il re, semplice e bonario. Basti sapere come a Parigi egli si lasciò por­tar via dal principe di V... nientemeno che un diario dell'assedio di Gaeta scritto di suo pugno, (col pretesto dì consultarlo per un meditato lavoro). Il conte di Trapani mi narrò che quando il re gli richiese hi restituzione di quel manoscritto, assai prezioso come documento storico e come autografo, il V... si scusò con queste semplici parole: Je l'ai laissé un BOÌT au cercle, et il a disparu... . Non è quindi da stupire se in qualche circostanza la sua buona fede sia stata sorpresa, e gli siano stati rappresentati quali partigiani quelli che non erano che semplici malandrini.
D'altra parte, che uomini come Chiavone e Crocco, per imporsi alle popolazioni, si siano intitolati Generali e Luogotenenti del Re , non significa affatto che siano stati autorizzati a farlo. Sarebbe sciocco il crederlo, non fosse che per ragioni di dignità, di prestigio, e di decoro.
A questo equivoco concorse anche la stampa legittimista (vedi i libri di Oscar de Polis, magnificanti ogni atto del brigantaggio); e l'opera dei comitati esteri, specialmente quello di Parigi. Ciò è provato dall'infelice esito della spedizione di Borjès, al quale si era fatto credere che sbarcando in Calabria avrebbe trovato rac­colte grandi forze di partigiani, mentre non s'incontrò che nella banda di Crocco.
Ma della buona fede della famiglia reale testimonia singolarmente la sincera con­vinzione della giovane ed eroica regina. Maria Sofia. Leggcsi in un articolo di Bene* detto Croce apparso qualche anno fa nella Crìtico, concernente i tentativi della rea­zione borbonica, che la regina si sarebbe espressa cosi in un colloquio che ebbe a Roma col legittimista francese Cathelineau: Plutòt que de rester icì, j'aimerais mieux mourir dans les Abruzes au milieu de ces braves... . Il che significa che per quella donna coraggiosa le bande erano costituite da partigiani simili a quelli delle guerre di Vandea. Sarà stata illusa, ma non era certo persona da desiderare il con­tatto con ladri ed assassini.
Lo stesso penso di Francesco II, se non sovrano di polso, uomo mite, onesto, e religioso. Conobbi anche luì a Lucerna, e lo trovai diverso da come me lo ave­vano dipinto tanti scrìtti intorno alla Bua persona. Mi apparve abbastanza intelli­gente, versatile, e di piacevole conversazione, improntata a bonomia e giovialità. Non sembrava certo aver la tempra del sanguinario, feroce, capace di sguinzagliare volutamente bande di assassini contro i suoi ex sudditi.
ITI conclusione:, ora che, dopo settantasei anni trascorsi, l'unità d'Italia non è più in giuoco e nessuno sogna disfarla, ora che si tende a giudicare i fatti storici impar­zialmente e secondo criteri puramente obiettivi, non esito a manifestare l'impres­sióne che ricevei dai miei intimi colloqui col conte di Trapani. Questa impressione è che i rapporti indiretti che i Borboni ebbero col brigantaggio delle provincie meridionali
nt