Rassegna storica del Risorgimento

RAMORINO GEROLAMO
anno <1937>   pagina <648>
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648 Varietà,- appuntì e notizie
siano avvenuti, mentre CONI uro erano convìnti chi* la guerriglia fosse compiuto da partigiani e per scopo polìtico, o che se anche certi rapporti fossero perdurali dopo la degenerazione in malandrinaggio, ciò dovette accadere in loro buona fede e per l'inganno interessato di elementi impuri che li avvicinavano o di infidi agenti, del tipo di quel marchese C... rammentato più sopra.
JEKHICO LLMBHOSO
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L'ABATE GIUSEPPE ROLANDL Di questo abate, nato a Forlì nel 1792, fratello di Domenico, valoroso ufficiale napoleonico e combattente alla difesa di Roma nel 1849, insegnò nel Ginnasio delia citta natale, si e occupato il Corriera Padano dei 4, 6, 18, 25 febbraio 1937XV. Nel 1815 subii una inchiesta per essere stato fervento ammiratore del regimo francese, ma riusciva a conciliarsi con le autorità della restau­razione. Successivamente appartenne alla carboneria, accusato però di avere portato a Roma Velenco degli affigliati alla turba. Costretto ad allontanarsi dalla patria per timore di vendette, iniziò una fiera campagna in volumi divenuti rari, contro i cospi­ratori ed i putrioiii. Polemizzò con Vincenzo Gioberti, esaltando le glorie clericali ed i generali austriaci, principalmente Radclzki, per le vittorie del 1848 e 1849 contro il Piemonte, il Papa, Venezia e gli insorti. Scrisse un gran numero di opere per combat­tere le teorie e la pratica medica del suo tempo, ed ebbe celebrità in Roma come emulo di PantagrucL Fu poeta, autore, fra l'altro, di un Bacco in Romagna ad imitazione del Redi, ed amico intimo di Monaldo Leopardi.
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A PROPOSITO DEL PROCESSO RAMORINO. - Non sembri superfluo, in questa nostra rubrica, il richiamo ad un mio non più recente articolo che potrà giovare, come notizia complementare, alla interessante rievocazione che il sen. T. Galim­berti ha fatto, nel fascicolo di febbraio della Rassegna, del famoso processo del gene­rale Ramorino.
Illustrando nella Rassegna Slorica del Risorgimento del 1931 (pp. 703-712) la bella figura di Un Generale Piemontese, Il marchese Michele Taflìni d'Acceglìo (1786-1872), già comandante generale dell'Arma dei BR. Carabinieri e poi ispettore gene­rale delle Leve, accennavo al suo intervento nel processo del Ramorino come giu­dice del Consiglio di guerra, e mi riferivo, in proposito, ad alcuni documenti ine­diti conservati presso i discendenti del Taffini. Scrivevo precisamente (e la citazione integrale mi esime dal diffondermi maggiormente sull'argomento):
L'ultimo episodio, che rappresenta quasi la conclusione dell'attività del Taffini, si riallaccia ad uno dei più tristi fatti della storia delle guerre del Risorgimento, l'episodio dei generale Ramorino. Con lettera ministeriale del 23 aprile 1849, il Taf-fini, che era allora Ispettore generalo delle Leve, fu nominato membro del Consiglio di guerra, istituito per giudicare il Ramorino a norma dell'art. 259 del Codice penale militare. Prima di accettare la carica, egli fece presente alcuni motivi che potevano rendere incompatibile la sua presenza nel Consiglio; e cioè che egli, all'epoca dei moti repubblicani del febbraio del 1834 in Savoia ai quali aveva partecipato il Ramorino, era primo ufficiale di polizia al Ministero degli interni e che in tale qualità rice­veva i rapporti e dava le disposizioni di polizia necessarie alla repressione dei moti; stessi e che nel '35, come comandante generale dell'Arma dei Carabinieri, aveva diffuso la litografia raffigurante la gloriosa morte del carabiniere Scapnccmo, vittima di quei mori. Il Ministro pur lodando la delicatezza del Taffini, gli confermò l'incarico, nò l'imputato ricusò hi di lui persona tra ì giudici.