Rassegna storica del Risorgimento
RAMORINO GEROLAMO
anno
<
1937
>
pagina
<
653
>
Libri' 6 periodici 653
due articoli del RufKui. Il primo è quello tra Le origini elvetiche dulia formula..., Libera Chiesa in Libero Stalo pubblicato nel 1908 nel volumi- in onore di E. Friedbera. e che segna, se non m'inganno, l'inizio degli studi eavouriani e di storia religiosa italiana del Ruffini. Come PO. osserva giustamente, il Ruffini era portato uà lunghi excursus v desideroso di veder chiaro, non v'ora fitto o personaggio in cui s'imbattesse sul quale non compisse ricerche; e di queste informava minutamente il lettore. Quindi l'editore ha fatto bene a omettere queir* intermezzo salesiano e queir intermezzo sociniano che avrebbero dovuto formare i capitoli II e VII dell'opera rimasta ineow* pinta. Ma quell'articolo del 1908 avrebbe meritato una nota alquanto più ampia che non il semplice rinvio (p. Ili) per l'appunto al secondo di quegli intermezzi* pubblicato col titolo Metodisti e sociniani nella Ginevra della Restaurazione in. Civiltà moderna (1935). Perchè nel 1908, constatatele origini elvetiche, e pia precisamente ginevrine, della celebre formula, il Ruffini considerava come risultato più importante della sua ricerca il poter riallacciare cosi immediatamente anche questa nostra forma italica di separatismo al gran centro calvinistico e anzi al centro stesso della irradiazione calvinistica pel mondo, alla un tempo teocratica Ginevra (p. 124); mentre poi, con una serie di studi egli aveva messo in luce le vicende di tutto il movimento sociniano e l'opera di quei riformatori italiani che furono i pruni assertori della liberta religiosa, ma anche nel loro razionalismo u non furono negatori della religione ne vollero avversare il cristianesimo anche quando, con l'Aconcio, respingevano le definizioni dogmatiche e teologiche come stratagemmi di Satana , mirante per tal modo a distruggere l'unione spirituale dei credenti in Cristo. Comunque* poiché ne La vita religiosa di A. Manzoni (II, p. 345) il Ruffini parla esplicitamente del passaggio del Conte di Cavour dal crudo razionalismo filosofico al razionalismo religioso dèi Sociniani , di questo orientamento ulteriore del Ruffini, implicante anche un nuovo modo di considerare l'evoluzione spirituale del Conte di Cavour* era opportuno ohe il lettore venisse informato.
Anche qualche altro intervento dell'editore non avrebbe guastato. Cosi* a proposito di colei il cui amore fu il quarto coefficiente che trasse " il giovine Camillo fuori dalle vie della tradizionale ortodossia cattolica e che e in fatto, di politica ed in fatto di religione era andata molto più innanzi di lui verso un libero e spregiudicato pensare forse non sarebbe stato male dal momento che il paragrafo relativo mancava tra il materiale lasciato dal Ruffini indicare in una breve nota che si tratta dctt* Incognita del Berti (Il Conte di Cavour avanti il 1848, cap. X), cioè della marchesa Anna Giustiniani, nata Schiaffino e nipote di Luigi Corvetto, e rimondare almeno al Ruffini medesimo (La giovinezza, I, pp. 101 segg.* 223 segg.) e alla pubblicazione del Gay.
Capisco: si tratta di cose notissime: tanto, che ne sa qualche cosa anche il sottoscritto, dedito per professione a tutt'alt ri studi. Ma può anche accadere che questo libro capiti in mano; a taluno cui qualche ulteriore informazione potrebbe far comodo. Parimenti, a p. 80, una nota apposta dal Ruffini rimanda a un cap. IX, 1, n. 1 ,e l'editore avverte che il capitolo manca nel ms. . Ma l'indicazione, cosi precisa, fa supporre che il Ruffini avesse preparato del suo libro un piano più completo che non quello riportato nell'Introduzione, e che comprende solo sette capitoli; per di più, la lettera del giorno 16 [dicembre 1833], diretta alla zia de Sellon,. per la quale il Raffini rimandava n quel capitolo non ancoro scritto, doveva pule trovarsi, trascritta, tra le carte di lui.
Anche il testo avrebbe guadagnato da qualche maggior cura dell'editore. Lasciamo andare le questioni di grafia: quella francese del Cavour 5 talmente oscillante che non o'c da meravigliarsi di nulla; ma forse appunto per questo si vorrebbe esser sempre certi che il proto non c'entri. Invece* per limitarmi a tre esempi sicuri, il testo della lettera di Camillo al do Sellon dell' agosto 1829 e certamente da ristabilire cosi: quanto il credere che duo <c due> fanno tre (p. 24, cfr. Berti, p. 303,