Rassegna storica del Risorgimento
BEILUL ; RAHEITA ; COLONIE
anno
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1937
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pagina
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766
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Eugenio Passamonti
Il Mancini, così, sorvolando sulla questione del protettorato, salvava quello che più premevagli, la autonomia di Berehan dall'Egitto e dalla Turchia. Ma l'Inghilterra, che voleva conservare di fronte al Kedivè ed al Sultano la posizione assunta, di equanime paciere, comprendeva che, accedendo, cosi com'era formulata, alla proposta italiana, ai sarebbe venuta a trovare in una difficile condizione, dal momento che aveva sostenuto sul Bosforo e sul Nilo la sovranità turca ed egiziana a nord ed a sud di Assab. Per questo, pur desiderando dar ragione all'Italia, non potè, per il momento, accogliere il progetto per Raheita. Ed il Granville il 25 gennaio 1882 lo scriveva al Paget. Il riconoscimento, formulato dall'articolo del Mancini, dello statu quo per Berehan, equivaleva ad ammettere la indipendenza dall'Egitto: il che avrebbe avuto come conseguenza, che questo Sultano avrebbe potuto disporre dei suoi territori, come inegliO gli fosse sembrato, permettendo anche ad altre potenze di porvi piede, mentre il Governo egiziano sarebbe stato impedito di ogni diritto di interferenza. A chi alludesse Granville, è facile il comprenderlo. In ogni modo, stando cosi le cose, il Governo inglese non si sentiva l'animo di fare maggiori pressioni sul Sultano e sul Kedivè. J)
Il desiderio di concludere sospinse il Mancini a modificare, una terza volta, il progetto per l'articolo addizionale. Il 20 gennaio telegrafò al Menabrea, perchè chiarisse alcuni punti essenziali a lord Granville. H primo era la possibilità che Berehan cedesse ad altra potenza una nuova parte de' suoi domini: ad impedir ciò, l'Italia era pronta a concludere appositi accordi con l'Egitto e con le altre potenze interessate. La seconda, riguardava la dichiarazione ufficiale della indipendenza di Berehan. Premeva solo al nostro paese, che la situazione di questo Sultano rimanesse impregiudicata di
i) Blue Book, Assab, eli., il Granville al Paget, 25 gennaio 1882, doc. 177, p. HI.