Rassegna storica del Risorgimento
AVELLINO ; MOTI 1820
anno
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1937
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pagina
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793
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Memoria inedita sulla preparazione dei moti costituzionali, ecc. 793
Maresciallo Colonna; andando a bella posta colà da Avellino per far disertare tutto il Kegimento, così Campana dovette retrocedere per non essere posto in mezzo.
Carrascosa arrivato alla vista de' Ribelli, che guardavano il passo di Monte-forte, invece di attaccarli, principiò a mandar de' Parlamentar], che piuttosto erano emissarj suoi che tali. Di fatti questo indegno, e pia scelorato traditore degli altri di sopra nominati, fece disertare alla parte di Ribelli, un Battaglione di Bersaglieri, che era già alla vista.
Dopo questa operazione, arrivarono le altre Compagnie de* militi, e giunse anche il Maggiore Florio in Avellino, e così si rese forte il Corpo deT Ribelli.
Arrivò pure da Napoli il Maresciallo Pignatelli, che si disse spedito dal Governo per concertare la forma della Costituzione sui principii di quella di Spagna.
Si riunirono in casa di Pepe tutti i Diplomatici per combinare gli articoli addizionali alla detta Costituzione. Il Presidente Criminale D. Luigi de Francesco, che si dava il tuono di un altro Pifct, il Giudice Criminale Mancini, che voleva superare Pitt, Palerò Giudice Criminale D. Francesco Paolo del Re, *) in contradizione di questi primi, D. Pietro De Luca impacciava e pressava, la Marchesina druda di Pepe, che anche diceva la sua. Siniscalchi, che premurava Lucente per far ordinare la rimessa del Gonvoglio di Ariano, ed il Giudice Regio di Avellino D. Camillo Curati,2) che era stato destinato a scrivere i detti articoli addizionali, non sapeva a chi sentire, e cosa dovea scrivere; dunque si risolse, che ogniuno avesse da se medesimo scritto quel cbè credeva, per potersene poi fare una nota. Cosi si fece.
Il Maresciallo Pignatelli dopo aver letto uno per uno ogni scritto di questi diplomatici, e specialmente quello del Giudice D. Francesco Paolo del Rè, che tra le altre sciocchezze proponeva di permettersi libero l'esercizio di qualunque Religione, e distruggersi, se non con questo ritrovato onesto... con quello poi della forzala dominante, diede nelle furie e disse, ebe non era possibile con qualunque mezzo indurre l'animo Religioso di S. M. a questo dato, oltre a che sarebbe stato un passo impolitico, che avrebbe rovesciato tutto l'edificio. DI Giudice del Rè, che voleva sostenere la sua sciocca proposizione principiò a ragionare con Pignatelli, ed allora fu, che questo militare, con lo scritto che teneva di lui nelle mani, gli fece conoscere quanto era bestia, facendogli marcare, che quello scritto, mancava di Sintassi, e di Ortografia, che vi erano termini non italiani, ne barbari, in somma non lo fece più parlare, e cosi praticò con gli altri, per cui tutto fini in oziose parole.
Lungo sarebbe il racconto di tutti i fatti successi per l'intiero tempo, che durò lo stato sedizioso, ma questi sono conosciuti con tanti fatti autografi scritti in quel tempo, per cui si crede inutile farne il racconto. Conviene però far menzione di alcuni che sono ignoti e che seguirono in Avellino.
Quel Marini, che fu spedito in Cosenza da Procuratore G.'0 e che era stato traslocato in Lucerà di Puglia per ultimar la rivolta in quell'altra Provincia, essendo
1) Oriundo di Gioia del Colle, era Massone ascritto alla loggia di Avellino e Carbonaro. La Giunta di scrutinio, comprendendolo tra i rei notori, il 20 febbraio 1822 ritenne doversi mettere fuori carica.
2) Nativo di Napoli, rivoluzionario del 1799, venne nel 1815 Giudice nel capoluogo dell' Irpxnia, ove fu fondatore di Società Carbonerie e Gran Maestro di 2 Vendilo. Arrestato il 10 maggio 1821 fu tradotto nei criminali di Castelcapuano di Napoli, quindi nel San Francesco; stette poi relegato nella Favignana finché non lo liberò l'editto del 18 dicembre 1830,