Rassegna storica del Risorgimento
AVELLINO ; MOTI 1820
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1937
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Vincenzo Cannaviello
arrivato in Napoli dopo lo sviluppo, fu destinato Intendente di Avellino. Costui principiò a fare quanto si poteva per unire uomini, danaro, cavalli, ed armi, perchè la forza de' Ribelli si fosse ingrandita a suo talento, della Cassa Provinciale, e di tutti gli altri cespiti per il profitto proprio, e per soccorrerò al bisogno che si richiedeva.
Fece costui rinnovare a tutte le 192 Vendite Carbonarie della Provincia, il giuramento di sostenere la Costituzione, o morire, appena principiò a sentire i rovesci dell'Armata di Pepe.
Aveva anche costui prima della partenza di Pepe per gli Apruzzi e subito che si era letta la mozione del sedicente Parlamento, che era necessaria l'elezione di un Dittatore, fatto pervenire alle stesse Vendite un'insinuazione innestata a comando, che era di bene che la dittatura si fusse conferita a Pepe, ma allorché si lesse in alcune Vendite tale richiesta fu posto in ridicolo, ed altre la lacerarono, e la posero sotto i piedi, e se gli fece sentire, che se ardiva di farne motto di vantaggio, l'avrebbero acannato.
Sbandata hi Truppa di Pepe negli Apruzzi, si credè da costui di trovare asilo, e fortificarsi nella provincia di Avellino raccogliendo i Ribelli fuggitivi, e di unire i Battaglioni di Bari, Capitanata e Lecce, che anche fuggitivi ritornavano, appoggiandosi pure a Morelli, che era in Nola, ed a* disertori della Linea, onde fu, che fece trasportare in quella Provincia alcuni pezzi di artiglieria per fare il campo trincerato d'Ariano fino a Benevento, e da colà alle Forche Gaudine, e l'altro da Monte Forte fino alla Laura. Questo progetto che era già al principio dell'esecuzione fu tagliato e ridotto in pezzi dal Giudice Ruggiero, che conoscendo l'indole soda, e riflessiva del Cancelliere sostituto D. Michele Taglè, gli fece apprendere le funeste conseguenze, che il delirio di Pepe, e suoi seguaci andava a portare alla città di Avellino, olla Provincia intera, ed a quasi tutto il Regno, perchè se egli ed i suoi seguaci non aveano potuto resistere alla truppa Tedesca nei confini, come si poteva nel Centro del Regno sostenere la guerra in faccia ai vincitori, già superiori di forza, di coraggio, e pieni di gloria.
Che i Tedeschi venivano da amici Che S. M. desiderava il bene de' suoi Popoli, e bisognava fidare nel suo animo Religioso, e paterno. Che il discacciar Pepe avrebbe fatto conoscere a ognuno e a tutti, che pochi forastieri, e pochi sediziosi paesani uniti a' primi aveano sedotti gl'industriosi e commodi Avellinesi al passo de' 2 Luglio. Che solamente il discaccio di Pepe, sarebbe stato il balzamo per curare la piaga cancrenosa di Avellino. Che egli partiva subito con tutta la sua famiglia per la sua patria di Serra Capriola, per non trovarsi in mezzo al flaggello della Guerra. Che ci avessero pensato bene, perchè mettendosi essi con rassegnazione sotto le ombre della clemenza di S. M., potevano ottenere tutto dal suo cuore benefico.
Questo discorso del Giudice Ruggiero fa tanto efficace, che Taglè al momento usci dalla Camera del Consiglio del Tribunale Civile, chiamò D. Nicola Francese altro Cancelliere Sostituto della Gran Corte Criminale,1) ed in unione di costui si portarono da D. Saverio Cozzi, che allora esercitava la carica di Deputato della Provincia, a chi palesarono l'idea di farsi sentire all'Intendente Marini, chev-subito
1) Da Troni venne cancelliere del Giudicato Regio in Avellino, poi fu Cancelliere sostituto presso la Gr. C. Crini. Fu nominato Senatore proprietario nella Gran Dieta Carbonara della Regione Irpina del giorno II mese HI anno H (2 settembre 1820). Esonerato nella reazione in seguito allo scrutinio, per alimentare i suoi 6 figli fece l'amanuense presso i Patrocinatori.