Rassegna storica del Risorgimento

DI GIACOMO GENNARO ; NAZARI DI CALABIANA LUIGI
anno <1937>   pagina <801>
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Due vescovi Senatori del Regno 801
la sacra porpora. Corse voce elle la nomina a cardinale fosse subordi­nata alle sue dimissioni da senatore: a tale prezzo, rifiutò , disse il Farini, commemorandolo nel Senato. Carattere fiero ed indipendente, sostenne gli attacchi che dall'Osservatore Cattolico gli rivolse D. Albcr-tario a nome dei cattolici intransigenti; e, richiamato dalla Curia Ro­mana, non cedette, anzi con frase troppo ardita, ebbe a rispondere, a quanto afferma il Sarti, che la cattedra di S. Ambrogio valeva bene quella di S. Pietro . *)
In politica fu sempre di conciliante mitezza. Il Re lo volle suo Elimosiniere e Cavaliere dell'Ordine della SS. Annunziata e fu presso di lui nei giorni della fine a recargli personalmente conforto. Nella seduta del 23 novembre 1893, al Senato, in solenne testimonianza di devoto affetto, venne commemorato, con commossa parola, dal Farini. Figura di vita cristianamente pura, che seppe conciliare ed armonizzare nel suo vasto cuore le idealità per la patria ed i doveri del suo sacerdozio.2)
Ben diversa dal Nazari è la figura, asceticamente candida, di mons. Gennaro Di Giacomo, vescovo di Piedimonte d'Alife. A lui il laticlavio fu dato il 24 maggio del 1863 per l'opera di illuminata bontà svolta nella sua diocesi e per i sentimenti patriottici che lo portarono, primo fra i vescovi del caduto reame napoletano, a muovere nel 1860 incontro a Vittorio Emanuele e ad acclamarlo Re d'Italia. Uomo di studi severi, aveva tenuto l'incarico di diritto canonico nell'Università di Napoli; dal 1849 vescovo a Piedimonte.3) Non trovando opposizione
n T. SA.HTI, op. cit., pag. 696.
2) Fio XI, l'allora mons. Ratti, nel discorso che pronunciò il 4 settembre 1904 nella ricorrenza del suo 25 anno di sacerdozio, ricordò mons. di Galabiana con queste parole: Il venerando Presule, che primamente ci accoglieva nelle file del clero, ...il. nostro Arcivescovo monsignor Luigi Nazari di Calabiana chiudeva il lungo, così spesso e per cosi molteplici e complesse ragioni difficile e penoso governo, in una rela­tiva serenità e calma; lasciando, inestimabile eredità, salda e fiorente la compagine diocesana nel mantenuto vigore di eccellenti istituti e di venerande tradizioni, avviati gii spiriti a piena concordia e pace, riaperte le vie a più largo afflusso di illuminata romanità con l'invio di studiosi nostri alle scuole pontificie, ridesti a nuove emulazioni e tornati all'antico onore i locali studi teologici, ricomposta con animosa provvidenza la rimanente compagine scolastica nei minori seminari con una larghezza e modernità di metodi da costituire una vera e buona apologia della Religione, del Clero. (A. NOVEEGI, Il Cardinale Matti, Afflano 1921, p. 13-14).
3) T. SABTI, op. cit., p. 400: Entrato nel Seminario di Gaeta, ohe non aveva ancora sei anni, una nerissima malattia lo costrinse dopo tre anni ad uscirne. Le vicende della famiglia lo trassero a Roma, nel 1806 e quivi continuò gli studi nel Col­legio Romano. Dopo due anni, reduco a Napoli, fu accolto in quel seminario arcive­scovile. Nel 1811, vinto il concorso per esame, venne ammesso al Pensionato Normale ,