Rassegna storica del Risorgimento
GORIZIA
anno
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1937
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pagina
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816
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816
Ranieri Mario Cossàr
H 17 agosto, il luogotenente di Trieste (n. 1601 Pr.), incaricava il pretore politico di Gradisca Fabiani d'informarsi come si erano comportati gli abitanti di Versa, durante l'occupazione italiana. Il Fabiani, il 22 agosto, presentava in merito, il seguente rapporto:
N. 178 Pres.
Eccelso i. r. Presidio della Luogotenenza!
Da fonte degna di fede, in maniera da non suscitare in loro dei sospetti, risulta l'inoppugnabile verità, che non solamente il podestà Olivo ed il consigliere comunale Giovanni Giacomo Saldassi in Tersa ma anche epici curatore d'anime Antonio Rovere si sono adoperati, con la loro lealtà e tatto, nell'interesse dell'apprez-zabile contegno del comune, durante la recente occupazione del nemico.
Già alla prima penetrazione del nemico, composta da sei battaglioni d'infanteria e di tre reggimenti di cavalleria, non mancò loro il coraggio e la fermezza, di dimostrare la loro provata devozione all'altissima dinastia austriaca, col non ricevere in nessuna guisa il nemico.
Essi vennero invece richiesti, in maniera scortese, dal nemico di uscire dalle loro abitazioni, ove subirono il triste destino di essere trattati volgarmente e minacciati nel modo più rozzo, causa il loro comportamento, ed incaricati di provvedere all'acquartieramento ed al vettovagliamento della truppa. Le serie minacce, da parte del comandante, andavano già tanto oltre ch'egli prospettava di appiccare il fuoco a tutta la località.
Era il tempo massimo, per poter cedere alla prepotenza.
Le scorte per gli uomini e per gli animali si dovette, a poco a poco, parte per pressione e parte misure energiche, cederle. Un risarcimento non segui che in minima parte, e questo per lo più mediante buoni. Eguale destino subirono anche le campagne nei dintorni, specialmente dove bivaccarono due battaglioni, ivi vennero devastati gli alberi, e consumati il granturco e le frutta ancora immature.
Uh simile procedimento, causato più che altro da un capriccio, poteva far cambiare il modo d'agire, almeno apparentemente, ai capi del comune di Versa, che conta appena seicento abitanti. Ma anche ciò non avvenne. I tre predetti capi continuarono a rimanere fedeli alla loro bandiera austriaca noncuranti di tutte le contumelie ed apostrofi, di: austriacanti, imbecilli, croati, barbari, ecc. al loro indirizzo, ma dovettero adoperarsi con molto tatto per evitare dei conflitti tanto coi singoli che con la totalità del comune, per evitare dei guai maggiori. Tutti e tre agivano nello stesso modo e di comune accordo.
Per riportare più dettagli occorrerebbe molto tempo. Ciò nonpertanto mi sia concesso di accennare che, allorquando un comandante superiore ricercò il Rovere di issare il vessillo italiano sul campanile e d'implorare nella preghiera: a Salvum fac te regem Yictorium Emanuelem , egli vi si rifiutò energicamente malgrado le acnte minacce, di modo che col suo tatto seppe evitare il compimento dei due desideri. Altrettanto dovette subire lo smacco, il consigliere comunale Baldassi, di ricevere uno schiaffo, da parte di un ufficiale superiore, mentre egli si affaticava a tutelare gl'interessi degli abitanti del comune.
Questo ora il comportamento dei tre più volto menzionati capi del comune, durante l'invasione nemica durata 15 giorni, che gravò straordinariamente pesante, sul piccolo comune di Versa.