Rassegna storica del Risorgimento

GORIZIA
anno <1937>   pagina <820>
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Ranieri Mano Cossàr
chirurgo (non dottore) Saunig, che ti trasmetto in copia: <t La Signoria Vostra ha avuto occasione di dimostrare nei recenti passaggi ai feriti d'ambo le armate nella sua profes­sione di chirurgo una tale instancabile e disinteressata attività, unita ad una calda partecipazione e spirito di sacrificio, sia di giorno che di notte spontaneamente* contri­buendo con un'energico e adattato aiuto a portar sollievo e salvezza a coloro che soffrivano.
Convinto che la Signoria Vostra avrà cercato il premio nel nobile intendimento, i sotto primati membri del Comitato trovano il grato dovere, di esprimerle con queste righe, il più sincero e caldo ringraziamento. Gorizia, li 31 luglio 1866. Dal Comitato per l'aiuto ai feriti.
Con il Comitato v'erano Guglielmo ed Eugenio Ritter, i quali al passaggio per la stazione di ogni trasporto di feriti, distribuivano a proprie spese, al pari del Comi­tato per i feriti, vino generoso, limonata, brodo, pane e sigari. Il Comitato per i feriti sosteneva le spese con le elargizioni e cosi ci teneva anche ai contributi del Comitato d'aiuto.
Che del resto la famiglia Bitter si è prodigata infinitamente volenterosa di sacri­ficio, a cominciare da Ettore sino ad Eugenio, non è necessario ch'io Ti dica. Anche Elvina ha dimostrato il suo patriottismo; lei ricamò il nastro per la corona d'alloro all'arciduca Alberto.
H Comitato per la trasmissione della corrispondenza dei combattenti feriti ed ammalati, Adolfo de Bitter, Lodovico de Bainer ed Alberto de Lobr ala t cte, ha comin­ciato contemporaneamente la sua attività. Questa si svolse però più in silenzio, non si può perciò, dato che si svolge in modo poco appariscente, dire che poco di essa. Lo scopo però era oltremodo benefico e lo hanno specialmente riconosciuto i medici. Sì, sarebbe stato immensamente bello, che si fossero ovunque formati di questi comitati molte famiglie sarebbero state tranquillizzate per la sorte dei loro appartenenti i viceversa.
Il de Kiibeck, dopo aver enumerato ancora i meriti dei Podestà della provincia, così chiude la sua lettera:
Il vecchio Strassoldo (Antonio) si è prestato molto per i feriti, si è riservato due sole stanze del castello di Ranziano, sgomberando tutte le altre, per poter accogliere le truppe, ma come podestà è un vecchio osino, il quale avrebbe quasi lasciato sfa­sciarsi il ponte (sul Vipacco) se non si avesse provvisto d'ufficio, e qualche disgrazia sarebbe certamente avvenuta.
Io credo del resto, che facendo quei nomi, non abbia voluto pregare per far.cadere una pioggia d'oro sulla mia gente, ma se la disposizione fosse piovosa, sia coll'oro, col -l'argento o con l'ultissimo riconoscimento, avrei nominati quelli, che veramente hanno dimostrato un'attività speciale.
Cordialissimi saluti dal Tuo vecchio amico
> Guido.
Ma l'auspicata pioggia, conte vedremo, non doveva cadere che dopo tre mesi e mezzo.