Rassegna storica del Risorgimento
GORIZIA
anno
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1937
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pagina
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821
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Gorizia ottocentesca, ecc.
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Il 7 settembre, il Giornale di Udine, annunciava che a Gorizia e nei suoi dintorni si erano verificati alcuni casi di colera. La notizia era purtroppo vera; dal 1 settembre al 15 ottobre soccombettero 25 persone. La spesa incontrata per le misure profilattiche, cioè per i sufTumiggi, s'aggirò verso i 500 fiorini. Dopo la scomparsa del morbo, il Comune decretò un elogio all'ingegnere comunale dott. Giuseppe Bridiga, al commissario d'annona Antonio Sturli, al farmacista Paolo Dellazotta ed ai Padri Misericorditi.
Nella prima decade di settembre, la Luogotenenza di Trieste trasmetteva, ai pretori politici una circolare presidiale con la quale li invitava di vigilare Ping. Alberto Cavalletto da Venezia, il quale era incaricato di formare dei comitati rivoluzionari, per agitare l'annessione delle province di Gorizia, Gradisca, Trieste ed Istria al regno d'Italia.
Le investigazioni fatte a Gorizia su tale riguardo, erano rimaste infruttuose: era risultato soltanto che a diversi cittadini di Gorizia pervenivano parecchi proclami rivoluzionari dall'Italia, mediante la posta.
Il 3 ottobre, com'è noto il conte Menabrea firmava a Vienna il trattato di pace, il cui articolo ventesimoterzo faceva battere il cuore ai nostri deportati politici, per la speranza d'una prossima liberazione.
Era del seguente tenore:
Per contribuire con tutti i loro sforzi alla pacificazione degli spiriti, Sua Maestà l'Imperatore d'Austria e Sua Maestà il Re d'Italia dichiarano e promettono che nei Loro rispettivi territori vi sarà piena ed intera amnistia per tutti gl'individui compromessi all'occasione degli avvenimenti politici nella Penisola fino ad oggi. Per conseguenza di che nessun individuo, di qualunque classe o condizione ei sia, potrà essere perseguitato, inquietato o turbato né nella persona, né nella sua proprietà, né nell'esercizio de suoi diritti a motivo della sua condotta o delle Bue opinioni politiche.
A Gorizia, appena conosciuto il testo del trattato di pace, si sparge la voce dell'amnistia a Carlo Favetti e del suo prossimo ritorno. Ma la notizia non ha alcun fondamento.
Il de Kiibeck invece informava il luogotenente, nell'ultima decade di ottobre, che Giacomo Leban aveva trasmesso un telegramma al Favetti esortandolo di chiedere la grazia sovrana. Il giorno 30, la polizia di Gorizia, apprendeva, da buona fonte, che la moglie del Favetti aveva presentato all'imperatore preghiera, per l'amnistia e la riabilitazione di suo marito.
Ma il doloroso Calvario del nostro patriotta doveva durare ancora, malgrado le chiare disposizioni del trattato di pace.