Rassegna storica del Risorgimento

GORIZIA
anno <1937>   pagina <823>
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Gorizia ottocentesca, ecc.
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Chi fece dei sagrinzi, in questi duri tempi, per l'Impero, può eziandio pretendere all'assistenza dell'Impero, il cui intendimento secondo il diritto e l'equità, non può essere ritardato.
Intorno ai risultaii delle disposizioni preliminari da Lei già prese. Ella Mi farà continuamente rapporto.
Scluinbrunn, 13 ottobre 1866.
Francesco Giuseppe
L'effetto del sovrano autografo sui nostri patriotti era tale che essi, per tutta risposta, si portarono, in buon numero a Venezia, in occasione della venuta del Re Galantuomo, ove presero parte alla seduta per la costituzione di un Comitato per l'unione di Gorizia, Trieste e l'Istria al regno d'Italia e, una settimana dopo Venezia, in Udine, per lo stesso motivo.
In Udine a capo del corteo dei patriotti giuliani v'era il goriziano Francesco Marega, che portava la bandiera abbrunata della città di Trieste, alla cui vista Sua Maestà ebbe a ridire: L'Italia è fatta ma non compiuta! .
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Nell'ultima tornata del Consiglio comunale, il 17 novembre, la moglie di Carlo Favetti aveva presentata prima dell'inizio della seduta un'istanza perchè venisse differita la nomina del segretario comunale, che stava all'ordine del giorno, dato che suo marito, già a quel posto, avrebbe potuto ancora esser fatto partecipe dell'amnistia contemplata nell'articolo ventesimoterzo del trattato di pace e quindi riabilitato nei suoi diritti civili. La signora Favetti pregava il Consiglio di voler attendere l'evasione della supplica, da lei rivolta al Ministero della giustizia, perchè mettesse in libertà il marito.
Dopo che il relatore dott. Dellabona aveva dato lettura di quella istanza, aveva chiesto la parola il commissario imperiale barone de Ktibeck per dichiarare, essere egli ben lontano dal far carico alla signora Favetti dei suoi tentativi per rendere Ubero il marito, padre di nume­rosa prole; volere egli anche in vista delle condizioni dell'animo agitato della petente, trasandare certe espressioni, usate dalla stessa nella istanza; non essere però applicabile l'articolo invocato del trattato di pace nel presente caso, che altrimenti il Favetti da lungo tempo si troverebbe a piede libero. Prova ne era, che tutti i condannati, ai quali si riferiva quell'articolo, erano stati posti in libertà il giorno dopo la ratificazione del trattato di pace, avvenuta il 12 ottobre. Essendo quindi insussistente tale motivazione dell'istanza, essere prevedibile l'unico altro caso, che il Favetti venisse posto in libertà
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