Rassegna storica del Risorgimento

GORIZIA
anno <1937>   pagina <833>
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Gorizia ottocentesca, ecc. 833
L'oratore non sarebbe stato contrario che l'indirizzo contemplasse tali consigli, ma sotto una condizione: che i mali di cui soffriva lo Stato non fossero puranco conosciuti dai monarca, che nei dipingerli, non fosse leso il riverente rispetto dovuto in tale indirizzo, e che le riforme da consigliarsi conducessero veramente a ricostituire la monarchia e combinassero in pari tempo con gli interessi della dinastia.
Ma l'Imperatore aveva continuato il futuro deputato al Consiglio dell'Im­pero conosce abbastanza le condizioni presenti dello Stato; e costituirsi giudici di ciò che fu fatto da* ministri, non sarà a noi permesso fino a tanto che non avremo un Ministero responsabile. Resterebbe adunque di proporre riforme. Cotuli riforme però potrebbero riuscire fatali agli interessi della dinastia o di pregiudizio agli interessi delle nazionalità, seppur giovevoli a quelli della dinastia. Che dobbiamo proporre?
La politica esterna non offre nulla d'inquietante: trattati colTItaliu e la Prussia assicurano la pace con quegli Stati, e con gli altri d'Europa godiamo di amichevoli relazioni. Un consiglio particolare sulla politica estera non sembra necessario; forse piuttosto per l'interna? B
Mentre gli Slavi dopo gli ultimi avvenimenti che esclusero l'Austria dalla Ger­mania, nutrono novelle speranze e tendono ad un ordinamento politico in senso fede­ralistico, i Tedeschi non possono ritrovarsi in questa loro nuova condizione che minac­cia di togliere ad essi il primato che finora godevano nella monarchia, e fanno ogni sforzo perchè il centralismo ottenga vittoria. Gli Ungheresi dall'altro canto vogliono il puro dualismo, perchè il solo conia eente ai loro interessi. Conviene ora uno di questi sistemi all'Austria? L'oratore opinava non convenire nessuno di questi agli interessi delle nazionalità minime e a quelli della dinastia.
Nessuna nazionalità è pronta a transigere in questa lotta di sistemi, e non sapen­dosi finora quale di essi possa condurre alla guerra civile, non si può nemmeno dichia­rare quale sia il più pericoloso.
Dunque a che un indirizzo, se in questo non si possono proporre riforme accet­tabili?
E dì tali il dott. Pajer non voleva conoscerne alcuna.
Le finanze trovatisi in cattivissimo stato e tale da non sapersi che consigliare per il loro riordinamento.
Ma se le condizioni in generale sono sì tristi, molto più lo sono, per gl'Italiani della provincia, ove non e dato nemmeno godere quel poco di libertà costituzionale, che ad altri sono concesse, essendovi anzi introdotto un regime di polizia da rendere l'esistenza penosa.
Da tali considerazioni ed avuto riflesso che al debole convenga il silenzio, l'oratore era contrario all'indirizzo e proponeva di passare all'ordine del giorno.
Prendeva quindi la parola il deputato Antonio de Dottori, il quale associandosi alle vedute del dott. Pajer, trovava che il votare in allora un indirizzo di risposta a quel sovrano autografo sarebbe stato contrario