Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVI ; LODI
anno <1937>   pagina <845>
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Libri e por iodici 845
IYANOE BONOMI, Mazzini triumviro falla. Repubblica Humana; Torino G. Einaudi, 1936-XIV, p. 302. !.. 20.
Questo denso volume, che ai- propone di valorizzare uno dei periodi pia signiti-cativi del nostro Risorgimento, merita di essere segnalato.
L'unipin racconto, che va dall' 8 febbraio 18-19, data dello sbarco del Mazzini a Livorno, all'eroica caduta della Repubblica Romana, non dice cose che non fossero, nell'insieme, già conosciute; ma è condotto con una valutazione quasi sempre avve­duta del vasto materiale documentario, con una chiarezza viva del dettato e, spesso, con una rievocazione degli eventi calda e commossa, sacchi si può definire senz'altro (anche ad onta di alcuni punti non accettabili) come uno del migliori lavori smorti apparsi sull'argomento;
Il Mazzini vi e rappresentato come il protagonista del doloroso e glorioso episodio. Assume la carica di triumviro in uno dei momenti pia di fucili della vita italiana, quando, sconfitto l'esercito regio a Novara tutte le illusioni sono svanite e sì ha ormai la cer­tezza che i nuclei d'insorti, decisi ancora ad ogni sacrificio, saranno abbandonati a se stessi. Egli non può non sentire, nell'intimità del suo spirito, che la iniziativa di una guerra contro lo straniero, predicata da un gruppo di ribelli a tutti i popoli della penisola, è un compito formidabile da superare, in quell'ora, ogni forza nniqn ed ogni umana speranza; ma, d'altra parte, 5 perfettamente convinto che è necessario battersi e anche morire, per illustrare e confermare il proprio erodo concretamente e per conferire alla propria bandiera un titolo non perituro. Perciò a Roma deve con­centrarsi la vera vita italiana e Roma deve diventare l'asilo e il propugnacolo della libertà nazionale.
Intanto gli avvenimenti precipitano. Il 20 aprile del 1849 il Pontefice manda un appello all'Europa perla restaurazione: quattro giorni dopo il generale Oudinot sbarca a Civitavecchia. Il piano politico del Mazzini nel delicato frangente è felicemente lumeg­giato dal Bonomi.
Secondo il Mazzini si doveva non assecondare in alcun modo proposte di acco­modamenti e di transazioni per mettere la Francia nettamente di fronte alla Repub-publica Romana e per rendere il suo atteggiamento manifesto e inequivocabile: gli uomini di Sinistra, che pure avevano consentito alla spedizione, si sarebbero riconosciuti traditi, si sarebbero uniti ai deputati della Montagna, capitanati da Ledru Rollin e avrebbero tenuto nuovamente fede al loro principio fondamentale dell'autodecisione dei popoli. Ma perchè ciò avvenisse, bisognava che Roma non attaccasse per prima né la Francia ne alcun altro Stato, lasciando ad altri l'iniziativa della violenza e biso­gnava ancora che in Roma, e in nessun altro luogo che in Roma, si svolgesse la resi­stenza deliberata dalla Costituente.
Cosi si spiegano chiaramente, le discordanze di principi e di direttive tra il Maz­zini e alcuni suoi amici, tra cui l'Desini e il Pisacane, i quali ragionavano da un punto di vista esclusivamente bellico e non potevano comprendere i motivi ideali della tattica difensiva mazziniana.
Come si sa, per un momento il piano geniale parve attuarsi: i propositi segreti furono smascherati; il ministro Barrot fu battuto e fu costretto a inviare a Roma in missione speciale Ferdinando Lcsseps.
Le trattative diplomatiche intercorse tra il Mazzini e l'ambasciatore francese sono espoBte dal Bonomi con ricchezza di particolari del più alto interesse; e ben descritta è pure la perplessità, giustificata, del Mazzini che non voleva impegnarsi in formule precise avendo sempre l'occhio rivolto alle cose di Francia, da cui sperava ancor sempre, con una vittoria decisiva della Montagna, di ricevere aiuto di amicizia e di armi.
Ma l'Assemblea nazionale francese poggiò risolutamente a destra: il Lesscps fu richiamato, le sue proposte, approvate dalla Costituente dopo tante esitanze, furono disconosciuto e contemporaneamente il generale Oudinot ricevette l'ordine di attacco;