Rassegna storica del Risorgimento

1859 ; EUROPA
anno <1937>   pagina <877>
immagine non disponibile

La mediazione europea, ecc. 877
respingendo la mediazione europea, e figurando cosi come aggressori , spingerebbero la Prussia nelle braccia del­l'Austria, la costringerebbero, quasi, a darle un'assistenza nonostante la sua riluttanza a farlo. Sarebbe fare il gioco dell'Austria, favorendo la formazione di un fronte unico europeo, a fianco dell'aggredito difensore dello status quo.
La difficoltà sta nel persuadere Vienna dell'opportunità di una mediazione, anziché di una aperta condanna dei suoi avversari, che sono gli avversari dell'ordine europeo. Accet­tare la mediazione è riconoscere un sia pur minimo fonda­mento alla tesi avversaria. E un simile riconoscimento, Vienna lo vuole evitare: non soltanto per una questione di principio; Vienna ne teme le imprevedibili conseguenze.
D'altra parte, anche per Vienna, un rifiuto è pieno di peri­coli: è l'attirarsi il rancore dei mediatori respinti, la rinuncia definitiva ad ogni speranza di appoggio inglese, la possibilità di un abbandono prussiano. Con una Prussia che non cerca altro che di sottrarsi alle maglie, già larghe, degli obblighi federali, sarebbe il fornirle un pretesto di più per la neutralità cui aspira, e un pretesto plausibile.
Nessuno dei due contendenti è disposto ad accettare la mediazione europea, nessuno può e vuole correre il rischio di respingerla. Ognuno cerca di eluderla, rovesciando la respon­sabilità del fallimento sull'altro: ognuno cerca di far recitare all'altro la pericolosa parte dell'aggressore. Vienna rimanda i mediatori a Torino e a Parigi; Torino e Parigi li rimandano a Vienna. Nessuno vuol concludere, nessuno vuol rompere: la mediazione europea non è mai in porto, ma non naufraga mai...
Fra Torino Parigi e Vienna si impegna una gara di resi­stenza: il primo a cedere sarà lo sconfitto. Tutto il gioco diplomatico si impegna su di un punto: la responsabilità della rottura della pace, la definizione dell'aggressore. Un gioco la cui posta è l'atteggiamento dell'Europa di fronte al futuro conflitto.