Rassegna storica del Risorgimento
1859 ; EUROPA
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1937
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881
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La mediazione europea, eco, 881
accettabili: e chiede all'Austria una prova della sua buona volontà, con qualche piccola concessione di particolare. Un procedimento lineare, e straordinariamente semplicistico. La questione italiana, il problema della sistemazione politica di un grande popolo, viene ridotta ad un semplice problema di dare ed avere, da pesarsi sul bilancino diplomatico. È un equivoco che sta alla base di tutta l'attività mediatrice europea in questi mesi, e che la condurrà inevitabilmente al fallimento.
Con la richiesta di spiegazioni al Piemonte e la pressione mediatrice sull'Austria, l'Inghilterra ha messo in moto la macchina diplomatica. La diplomazia europea si è impadronita della questione italiana: le difficoltà per la politica francopiemontese si fan sempre maggiori. Ne Francia né Piemonte possono mostrarsi intransigenti di fronte ai tentativi di mediazione europea: con un'Europa che spia ogni loro movimento per accusarli di aggressione, irrigidirsi nell'intransigenza vorrebbe dire tirarsi addosso la riprovazione universale, con le sue incalcolabili conseguenze.
E visibile nella politica francopiemontese in questo momento fine febbraio, inizio marzo una distribuzione, in parte concertata in parte spontanea, dei ruoli. H Piemonte, più direttamente interessato, e meno carico di responsabilità, nella sua qualità di piccolo Stato, della Francia, si assume il ruolo di avanguardia: spetta a Cavour tener viva la fiaccola della questione italiana e muovere aperti attacchi all'Austria. Napoleone cerca invece di assumere agli occhi dell'Europa il ruolo di moderatore: patrono e tutore del Piemonte, convinto della bontà della sua causa, ma anche Sovrano di una grande nazione, conscio della gravità di ogni suo passo e delle ripercussioni europee della sua politica. Mentre Vittorio Emanuele leva Io squillo di guerra del grido di dolore , il linguaggio di Napoleone, quando, il 7 febbraio, pronuncia il