Rassegna storica del Risorgimento
MACHERIONE GIUSEPPE
anno
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1937
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pagina
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897
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Giuseppe Macherione poeta del Risorgimento, ecc. 897
D. Conte di Cavour, che era informato di tutto, nel dicembre 1860 dava per lettera da Torino al La Farina le seguenti istruzioni:
Caro La Farina, anch'ella trovasi al posto che le compete, a ragione dei servizi resi al suo paese, e di quelli che è in stato di rendergli ancora; Le scrivo con molto piacere... Faccia per lo meglio per ristabilire l'ordine materiale e l'ordine morale; agisca con quella lealtà e risoluzione, di cui diede tante prove; ed i partiti saranno impotenti a travisare l'opinione pubblica sul suo conto... Mi apparecchio alla lotta; spero che dalla Sicilia giungeranno valorosi compagni d'armi. Saluti Cordova, a cui scrivo pure.
C. Cavour.
H 12 dicembre 1860 il La Farina così rispondeva da Palermo:
...nei primi giorni del nostro arrivo in Sicilia... si fece tutto quanto era possibile per demolirci prima di assumere il governo... Eccoci ora al governo in condizioni enormemente difficili... Ella non può immaginare a qua! punto trovasi disorganizzata la Sicilia! Ci aiuti come può.
E ad Ernesta Fumagalli Torti, di Catania, il 31 dicembre 1860, scriveva:
Sono nel ballo e ballerò finché mi basti il fiato. Disprezzo l'ingratitudine degli uomini, soddisfo alla mia coscienza e tiro diritto per la mia via, senza curare le grida insensate di chi fino a ieri leccava il piede ai Borboni. Si userà tutta la moderazione possibile; ma non si scenderà a transazione coi tristi. 11 Governo precedente ci ha ricinti di spine: tutto disorganizzato, tutto sconvolto, tutto gittato nel disordine e nell'anarchia! Sfacelo morale e materiale maggiore di questo non si è veduto giammai! Non per questo mi perdo d'animo, e, se Pio ci aiuta, qualche cosa di bene lo faremo, a dispetto dei tristi e degli imbecilli.
Quelli che il La Farina chiamava tristi ed imbecilli erano allora in parecchi a Palermo e costituivano il gruppo pericoloso degli autonomisti. Essi iniziarono una violenta battaglia contro il Luogotenente e contro i suoi maggiori consiglieri, per combattere attraverso costoro la politica di Cavour.