Rassegna storica del Risorgimento
MACHERIONE GIUSEPPE
anno
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1937
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pagina
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898
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898 Giorgio Bardanzellu
E siccome il La Farina e il Cordova erano invisi a Garibaldi, si servirono astutamente del nome luminoso dell'Eroe, per le loro faziose diatribe e per compiere opera perversa di disgregazione e di ribellione ai danni dell'unità d'Italia.
Tanto è vero che il giornale II Diritto di Torino dell'8 gennaio 1861, pubblicava un carteggio datato da Palermo il 26 dicembre '60 in cui esplicitamente è detto:
...H (grido) Viva Garibaldi vai quanto dire Abbasso Cavour, Abbasso Montezemolo, Abbasso Cordova, La Farina e compagnia .
Lo stesso giornale, in data 7 gennaio, pubblicava la seguente corrispondenza del 26 dicembre da Palermo:
Vediamo pure in Sicilia il Montezemolo e gli indispensabili Cordova e La Farina. Sono tutte persone devote e di piena fiducia del sig. Conte, ministro, re e prefèjirtó d'oltr'Alpi!
Questo eteroclito e forzoso governo dà occasione a congetture di ogni maniera... La pronta convocazione delle Camere è desiderata da tutti. In Palermo si è organizzato il partito democratico ostile ai cavourristi. Noterete che (juesti partigiani il popolo chiama cavourrìsti e non cavourriani, e così esprimendosi fanno rima con camorristi...
Anche allora il cosiddetto partito democratico, come in tutti i tempi e in tutti i climi, solleticò i bassi istinti delle masse con una propaganda di odio e di menzogna.
Lo scopo ultimo dell'autonomia veniva mascherato con una campagna contro l'annessione all'Italia che gli autonomisti, in mala fede, chiamavano piemontizzazione della Sicilia e, ammantando di falsità il loro movimento, si servivano del nome del Generale per scagliare le masse contro Cavour. Così è che il 31 dicembre 1860 si inscenarono a Palermo tempestose dimostrazioni contro la Luogotenenza.
Il La Farina, attenendosi alle istruzioni di Cavour, agì risolutamente affrontando la situazione, che diventava sempre più torbida, e facendone arrestare i maggiori esponenti.