Rassegna storica del Risorgimento

MACHERIONE GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <900>
immagine non disponibile

900
Giorgio Bardanzellu
Nel Plebiscito troverete quindi la mia professione di fede e il mio programma. Al punto dove siamo, i' Italia, per essere libera deve essere una.
a La Sicilia non può staccarsi dall' Italia ed è una miseria anche il sospettarlo.
Non mi si parli però di piemontizzazione, per carità!
Non è cosa possibile* Tranquilliamoci, dunque, e pensiamo a fortificarci con la concordia, perchè la guerra intestina non può giovare che al Borbone e ai nemici d'Italia .
Il La Farina così ne scrisse, il 7 gennaio 1861 al Conte di Cavour:
Sono in Messina dove giunsi ieri in compagnia di Cordova e di Raeli. Quando partimmo da Palermo il nuovo consiglio non si era ancora formato, perchè i capi del Partito autonomista, chiamati da Torrearsa, si erano ricusati. Intanto, una notevole reazione si era ope­rata nello spirito pubblico; numerose deputazioni si erano presentate a Montezemolo, chiedenti, in nome delle provincie, il ritorno dell'an­tico consiglio.
Noi siamo caduti appena abbiamo messo mano al coltello per tagliare la cancrena. Per compiere questa operazione bisogna che vi sia in Palermo un presidio di 800 uomini almeno: se no, è follia tentarlo... Che differenza dalle altre provincie!
In Messina, in Catania, in Noto, in Caltanisetta il nostro ritiro dal Governo ha recato grandissimo dolore, somma indignazione. Palermo al contrario, è sotto la pressione mazziniana e autonomista.
Questo episodio dà modo al giovine Macherione di narrare la storia di quegli avvenimenti, da lui pure vissuti, e di inter­pretarne il significato nello scritto Storia di tre giorni, nel quale difende ancora una volta, strenuamente, la politica unitaria del Conte di Cavour.
Lo scritto, che per la prima volta ora vede la luce, è la riprova dell'ardente fede patriottica del giovine poeta che ebbe, acuta e perentoria, la visione unitaria della Patria.
La caduta della Luogotenenza era un sintomo pericoloso della battaglia autonomista, come altro grave sintomo era lo sfruttamento fazioso dell'antagonismo fra Garibaldi e