Rassegna storica del Risorgimento

MACHERIONE GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <902>
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902 Giorgio Bardanzellu
Nel breve giro di 20 anni egli conchiuse il ciclo del suo pensiero e la fecondità della sua esistenza gettando dei germi che, a distanza di tempo, noi vediamo ora svilupparsi e fiorire.
Egli vide l'Italia una e libera dallo straniero e guardò al Conte di Cavour come al realizzatore del suo sogno di patriota.1'
Nel nome di Giuseppe Macherione, la Sicilia e il Piemonte trovarono a Torino una spirituale congiunzione. E a Torino egli si recò con la prima deputazione siciliana al Parlamento Nazionale ed ivi chiuse la sua nobile vita.
Come poeta fu di istinto e d'impeto. Cominciò a poetare - a nove anni, esercitandosi nella lingua italica e in quella latina, e a 14 anni scrisse, con sorprendente fluidità, un poema Elvino sprigionato di 456 ottave. Non è opera di gran valore: risente dei ricordi del Tasso e dell'Ariosto, ma dimo­stra già l'attitudine poetica del giovane, il suo gusto già for­mato, la sua fantasia e la sua cultura. In seguito, i suoi modelli saranno Alfieri e Parini, Leopardi, Monti e Prati.
Ma la giovinezza del Poeta non era solo intessuta di azzurri fantasmi e di poetici sogni; spesso era sofferenza, passione, tormento.
J) Il 6 settembre 1860 il Macherione, da Catania, indirizzò al Conte di Cavour la seguente lettera che è conservata, in originale, nel Museo del Risorgimento di Torino: Onorevole signor Conte, A Lei una parola onesta, sincera, liberal Una voce che viene dal cuore! Taluni abbietti e miserabili che non han nome, che non han patria hanno tentato di svergognare la nostra stampa calunniando quel Ministero, che tanto ha operato in prò della patria comune, vituperando persone che meritano l'eterna gratitudine di quanti italiani sono e saranno! Non creda, venerato Signore che questa sia l'opinione di Sicilia. Sicilia vede in Lei, l'uomo della Provvidenza, e Le si professa obbligata e riconoscente, non meno delle altre pròvincic emancipate d'Italia.
Io ho sollevato la mia povera voce in difesa di Lei, perchè difendendo Lei ho creduto difendere la causa italiana. Ho l'onore di offrirLe, povero che sia, il mio opu-scoletto Italia e Roma in cui ho esposto in brevi tratti il programma della nostra rivoluzione, unitaria contro gli autonomisti, siccome ho pur tentato di fare in un gior­nale (Unità e Indipendenza di Catania) che ho fondato insieme a taluni miei amici e in cui ho pur combattuto le intemperanze e le follie di qualche stolido mazziniano. Accolga, Venerato Signore, i miei ringraziamenti, i miei auguri e, vorrei pur dire, i miei conforti a sormontale gli ostacoli che si oppongono alla sospirata unità nazio­nale, e i presenti e, più, i futuri non partitanti per cieche passioni, benediranno riconoscenti il suo nome.
Dev. suo G. Macherione .