Rassegna storica del Risorgimento
MACHERIONE GIUSEPPE
anno
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1937
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pagina
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906
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906 Giorgio Bardanzellu
Non era battaglia di poco momento, perchè si schierò contro potenti uomini di allora e contro la tirannia dei Borboni I
Ma per Giuseppe Macherione la politica era lotta. Egli non fu un poeta che, lasciando sbrigliare la fantasia, corse dietro alle chimere, ma ebbe (cosa sorprendente in un giovane non ancora ventenne) una rara percezione realistica delle cose, un intuito' esatto della situazione politica della sua terra tra il 56 e il 60 e la visione giusta e sicura del problema siciliano, strettamente connesso a quello italiano. Ebbe il dono di antivedere gli avvenimenti e fu coi pochissimi che nell'isola fissarono come programma politico: la Sicilia unita al Regno d'Italia sotto Casa Savoia.
Si pensi alla Sicilia di quei tempi e alle discussioni teoriche intorno al suo avvenire, prima che quella nobile terra fosse annessa al Piemonte ed entrasse a far parte del regno italico, e si vedrà quanto fosse acuta la visione unitaria del Macherione.
Prima del '59 prevaleva la tendenza all'autonomia. Autonomisti erano i moderati, che in genere erano monarchici e tendevano a riforme progressiste, ma per via legalitaria; autonomisti erano i democratici, orientati in genere verso la repubblica e l'insurrezione, sebbene la propaganda di Mazzini vi avesse fatto pochi seguaci. Vi era pure una tendenza federalista, nel senso di costituire una lega italica contro lo straniero. Fallito il movimento antiborbonico del 48, molti furono costretti all'esilio ; gli emigrati mantennero le loro idee particolari e si divisero nettamente in due correnti: i moderati, che, sospinti dalla Società Nazionale istituita dal La Farina, videro nel Piemonte la salvezza d'Italia e nella soluzione del problema italiano la naturale soluzione di quello siciliano e i democratici, parteggiami per la federazione e per la repubblica.
Ma gli uni e gli altri vagheggiarono sempre l'autonomia ; i moderati, pur parteggiando per il Piemonte e per l'Italia