Rassegna storica del Risorgimento
MACHERIONE GIUSEPPE
anno
<
1937
>
pagina
<
907
>
Giuseppe Machcrione poeta del Risorgimento, ecc. 907
di Vittorio Emanuele II, giustificati del resto dal pericolo murattiano e dalla politica piemontese non ancora bene chiarita verso il Borbone, non rinunziarono mai, fino alla vigilia della liberazione, all'autonomia.
Difatti, quando Garibaldi col motto Italia e Vittorio Emanuele liberò la Sicilia dal giogo borbonico, aspre furono le discordie intorno al problema dell'annessione immediata. La storia di tre giorni ne è la riprova.
Il Macberione, come appare anche in questo scritto, ebbe il merito grandissimo di elevarsi sopra ogni fazione e sopra ogni particolarismo. Fissò, senz'altro, il suo sguardo sul Piemonte risorto e, fattosi sentinella delle speranze italiane, ripose tutta la sua fiducia in Vittorio Emanuele e nel genio del suo Ministro. Senza restrizioni e senza veli propugnò tenacemente nel 59 e 60 la causa dell'unità e, dopo l'impresa garibaldina, mentre i suoi conterranei si dilaniavano nel dibattito sull'annessione condizionata, egli sostenne ardentemente l'annessione immediata e incondizionata al Piemonte.
Si battè così per la sua idea con l'impeto del suo canto e col vigore polemico dei suoi scritti.
È del 1856 la sua imprecazione contro il Borbone, nella quale echeggia la condanna che Guglielmo Gladstone pronunciò a Londra l'il luglio 1851 contro il regno di Ferdinando II negazione di Dio :
Che speri tiranno? Tiranno che speri? I patti negasti, tradita hai le fé!
e prorompe poi, in una concitata invocazione alla sua isola:
Sicilia! Sicilia! Che ormai pia s'attende? Qual pia t'addolora spietato martir? Ritempra gli acciari, solleva te tende Sol uno sia il grido: Vittoria o morir!