Rassegna storica del Risorgimento

MACHERIONE GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <908>
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908 Giorgio Bardanzellu
Un fremito di speranza percorre intanto la penisola dopo il congresso di Parigi del febbraio 1856, ove il Conte di Cavour impose le condizioni dell'Italia all'attenzione d'Europa.
Gli sguardi di tutti i patrioti si appuntavano sul Piemonte che, solo, poteva dare il segnale della liberazione.
Gli emigrati di tutta Italia accorrevano a Torino, per ritrovarvi la nuova Patria.
L'ansia e la speranza del poeta quindicenne è già nel­l'ode Dalla cima dell'Etna; ma l'ala del suo canto si leva ancor più alta nella trilogia I Mari, i monti, i cieli ove aleg­gia veramente uno spirito profetico.
Nella prima canzone il poeta auspica ed esalta il primato d'Italia sui mari'.
Italia, Italia mia, sorgi e cammina E fida ai venti le tue mille vele!
Non è ancora la perfezione, ma vi è un tale calore e amor di patria, che prende e commuove e che raggiungerà parti­colare efficacia nelle apostrofi veementi dell'ode: All'Italia dopo la vittoria di Magenta.
Era intanto scoppiata la guerra contro l'Austria. Gli eser­citi di Vittorio Emanuele II e di Napoleone III battevano gli austriaci a Palestro (30-31 maggio 1859) e a Magenta (4 giugno) consentendo agli alleati il trionfale ingresso a Milano. Garibaldi coi suoi Cacciatori delle Alpi fulminava il nemico a Varese, a S. Fermo, a Como.
Giuseppe Macherione, preso da sacro ardore, così cantava:
Corri, Italia, a pugnar! Novecenti anni L'idra tedesca il molle sen t'aprì! Morte al tedesco! Morte ai re tiranni! Della vendetta sanguinosa è il dì.
E, dopo aver gridato Gloria a Casteggio, Gloria a Mon-tebello, Gloria a Varese! ove i volontari prodi, son leoni