Rassegna storica del Risorgimento

MACHERIONE GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <910>
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910 Giorgio Bardanzellu
Sacro avello de* Bruti, eterna Roma,
Dal sudario fatai rizza la fronte,
E scuoti a' venti la sanguigna chioma!
Rampognando così Vitala gente, Di riva in riva io griderò; vendetta! Forse il ceppo o il patibolo m'aspetta, Ma chi un ceppo porrà sulla mia mente?
Il dolore che aveva colpito gli Italiani per i preliminari di pace che Napoleone III, l'8 luglio 1859, firmò a Villafranca con Francesco Giuseppe e che apparve come un tradimento agli occhi dei patrioti e il dolore non meno cocente provato da tutti gli italiani per la cessione alla Francia, nel'marzo 1860, della contea di Nizza e della Savoia, fu attenuato dalla imponenza dei plebisciti di Parma e di Modena, delle Roma-gne e della Toscana, che votarono l'annessione al Piemonte. Questo grande fatto storico, che segnava una spinta decisiva nella marcia unitaria della Patria, commosse tutti gli animi, a Napoli e a Palermo, ove i nomi di Vittorio Ema­nuele e di Garibaldi suscitavano indicibile entusiasmo. Fran­cesco Crispi e Rosolino Pilo preparavano in Sicilia l'insurre­zione, Agostino Bertani e Giuseppe La Farina raccoglievano armi e uomini per la spedizione di Garibaldi.
L'11 maggio il Generale sbarcò coi suoi Mille leggendari a Marsala, prese d'assalto le terrazze di Calatanmi e, piom­bando con fulminea manovra su Palermo, vi entrò il 27 con una carica alla baionetta, che rimarrà nella storia come esempio di irresistibile eroismo.
Giuseppe Macherione sciolse lo stesso giorno un fatidico inno 27 maggio 1860 per Garibaldi, come il 20 novembre, per il solenne ingresso a Palermo di Vittorio Emanuele, rivolse al Re liberatore una concitata ode, che corse sulle bocche di tutti.