Rassegna storica del Risorgimento

MACHERIONE GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <918>
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Giorgio Bardanzellu
veduto retribuiti con l'ingiuria e perseguitati dalla calunnia uomini che, ne' lunghi giorni dell'esilio alarissimo, non hanno sognato altro e in mille guise cercato di ottenere che il bene del proprio paese!
L'Italia avrà già inteso di strepiti di piazza avvenuti in Palermo, di tumulti popolari, di malcontento indefinito, di paure ingigantite, di ammutinamenti, e avrà già veduto l'idea dell'anarchia farsi despota e ultima vincitrice, in nn campo dove diversi partiti si sono combattuti, e la guerra civile spargere di sangue le vie di questa eroica Palermo, che si bagnarono in altri giorni del sangue de' martiri, linfa battesimale alla vita dell'unità nazionale d'Italia! E l'Italia sa che un Consiglio di luogotenenza, quando meno si pensava, volontariamente si dimise e chiede quali siano state le colpe di cui si accusano le persone che com­ponevano quel Consiglio, quali sieno e quanti gli accusatori, quale sia la fede politica del popolo siciliano, e per qua! cumulo di circostanze Palermo rimase un giorno quasi incerta di sé stessa, squallida e mal sicura della sua sorte!
Questo l'Italia chiede. Ma chi risponde a tali domande? Beneficio ottenuto o da ottenersi, perduto o da perdersi, ecco la passione, che ha fatto velo al giudizio di coloro che sui giornali si sono fatti narratori di queir avvenimento!
La stampa ministeriale ha difeso il governo, ma non ha saputo por­gergli un solo consiglio e non ne ha censurato un solo atto; la stampa dell'opposizione volle a tutta oltranza fargli una lotta esclusivamente personale, spesso accanita, irritante, inopportuna quasi sempre. Ma se c'inspiriamo nel santuario della nostra coscienza, dobbiamo confessare che se al Consiglio che si dimise sono imputabili degli errori, è impu­tabile alla stampa invelenita e a quei pochi che solo un'idea prefissa perseguirono quella di rovesciarlo ad ogni costo la colpa di non aver bene numerato le difficoltà delle circostanze, e di non avere bene giudi­cato di quali tristi risultati poteva e doveva essere causa un rovescio governativo, violentemente perpetrato.
Io sono indipendente! dirò il vero come Vanima lo detta; errerò, ma certamente in buonafede! e non cerco onori, né guadagni, contento del mio modesto patrimonio. Quando la parola si offre al maggior offerente e si mercanteggia sulla propria opinione, annunzio la mia senza bassa, ira o codarda paura ! Estraneo a qualunque esclusivismo, nemico di qua­lunque fazione, non sono un capo partito (ho appena 21 anni) ma sotto la mia opinione credo rivelata ancor quella di molti miei giovani amici, coi quali ho avuto comuni, studi, affetti, pensieri, travagli, delusioni, speranze!