Rassegna storica del Risorgimento

MACHERIONE GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <920>
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920 Giorgio BardanzeUu
Garibaldi, quest'Ercole della razza latina, non infranse, come Cristo, la sepoltura d'un solo Lazzaro, ma ruppe là cassa funeraria, ove giacevano sepolti due milioni e mezzo di viventi! e fu iniziata la grande epopea, che attende ancora il suo compimento al Campidoglio e al Tirolo!
Ad un popolo, come il siciliano, bollente di affetti, impetuoso, ero* dente, vulcanico, Garibaldi apparve un mistero, un mito, un Dio! Poco credulo all' individuale infallibilità del Papa, lui infallibile credette; dubbioso forse dei miracoli che un tempo facevano i Santi, in lui vide un santo taumaturgo che, agitando in mano una bacchetta fatale, fa dinanzi a sé sparire per incanto baionette e cannoni, nemici, eserciti, difficoltà, tutto! Le masse popolari, che per lunghi anni poco avevano veduto al di là della stretta cerchia del municipio, che non si erano occu­pate, né avevano potuto occuparsi del progresso che incessantemente aveva fatto Videa italiana, scampata nei 1849 al naufragio della libertà della penisola, in un asilo sacro sotto le Alpi donde per l'ardimento generoso d'un Principe e per la sapiente iniziativa d'un Ministro, si attuava nei campi di Palestra e di Solferino le masse italiane, cui poco è nota la storia contemporanea, non ben comprendono che senza Vittorio Emanuele e Camillo di Cavour, Garibaldi non avrebbe trovato apparecchiate le condizioni richieste alla gloriosa impresa della loro liberazione; perchè le classi inferiori della società non hanno forza e abitudine di sceverare il vero dalle apparenze, e di trovarlo nella sua origine; prive di studio e di meditazione, s'appigliano di leggieri ai fenomeni, trascurando la sostanza e fanno spesso equivoco dell'essere col parere.
Le masse popolari ignorano che lo sbarco di Marsala ebbe causa dal Quattro Aprile, e che il Quattro Aprile era un avvenimento che, come anello d'una stessa catena, rannodavasi ad un avvenimento memorabile anch'esso nella storia del trionfo unitario nazionale, cioè al 12 marzo, giorno del solenne plebiscito di Firenze!
Quelle classi del popolo siciliano, adunque, che non leggono libri o gazzette e tanto sanno quanto vedono, ma la cui forza e il cui colere sono sempre decisivi nella bilancia delle nostre sorti, poco o nulla videro afi'infuori di Garibaldi. Il Re fu per loro più argomento di speranza e di fiducia per l'avvenire, che di gratitudine pel passato. La diplomazia uon poteva farsi rivoluzionaria e il Conte di Cavour, anziché agevolarla, mostrò di avversare la spedizione di Sicilia. Questo avveniva per la ragione stessa delle cose.
Et Conte di Cavour non poteva fare la sua parte da caporale e da colonnello; ma quando Winspeare e Manna gli offrivano l'alleanza