Rassegna storica del Risorgimento

MACHERIONE GIUSEPPE
anno <1937>   pagina <925>
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Giuseppe Maclwrione poeta del Risorgimento, ecc. 925
In. un paese nuovo alla pubblicità politica incombeva anzitutto a coloro elle assumono il grave ufficio di educare il popolo con la stampa, il dovere di illuminarlo sulle reali condizioni della cosa pubblica, incuo­rarlo a superare gli ostacoli numerosi clie si presentavano e si presentano tuttora al trionfo della causa nazionale.
Né tacqui io e. infruttuosa che potesse riuscire, feci sentire la mia parola.
Di fatti, pochi giorni prima dell'ingresso del Re in Palermo, pub­blicavo uno scritto, del quale, per la migliore intelligenza della presente istoria, giova riprodurre alcuni brani:
Pensate a quello che fummo un anno fa, e a quello che siamo oggi e che saremo domani, e vedrete che sbalzo di secoli si è avverato nel breve periodo di pochi mesi, e dite se non vi è del miracolo ! non dico del miracolo quale lo facevano i Santi di allora, ma parlo del miracolo come lo fauno i Santi di oggi, col pertinace e concorde volere !
E santo è un popolo che, curvo sotto il peso della tirannide, sorge, in nome di Dio, a infrangere le catene che Io tengono avvinto l Questi martiri, che combattono le supreme battaglie della Nazione e spirano col nome della Patria sulle labbra, sono santi, più santi di quelli notati nel martirologio che, in vecchie pergamene, custodisce la Chiesa ! A chi dobbiamo cosi immensi risultati?
Noi li dobbiamo a Dio, che nel diritto del popolo italiano intende
consacrare il diritto di tutte quelle genti che lagrimano ancora sotto
la verga di sgherri coronati, e sotto il dominio di usurpatori stranieri!
Li dobbiamo al popolo, che sempre volle e fortissima mente volle;
al popolo, che è figura e rivelazione di Dio !
Non dite, con pagana miscredenza: Noi siamo cadaveri, quel ministro o quel capitano ci dà la vita ! I protocolli non rigenerano i popoli, né un capitano, un re, un uomo qualunque, per quanto sia grandissimo, può fare d'un popolo ciò che questo in sé stesso non è ! I Machiavelli offrono il grande spettacolo delle romane virtù al secolo inverminito nel vizio; ma a che vale predicare al deserto? Il secolo era troppo piagato perchè potesse almeno rivoltarsi, come l'inferma dell'Alighieri, dall'uno sull'altro fianco I I Ferrucci cadono gloriosi sul campo di battaglia, ma non fanno libera una gente che declina vergo­gnosamente a servitù! I Catoni, i Cassii muoiono da generosi e pre­feriscono il suicidio ad una vita sconfortata dalle circostanti vergogne; ma la loro singolare virtù è impotente a fare virtuosa una gente, che è divenuta puzzolente d'ogni immondizia più turpe! Il popolo rige­nera sé stesso, Fenice che rinasce dalle proprie ceneri ! Ma le forze