Rassegna storica del Risorgimento
MACHERIONE GIUSEPPE
anno
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1937
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pagina
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928
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928 Giorgio Bardanzettu
decisamente unitario; si comprende ancora l'opposizione del sig. De Brignole, il quale, reputando in buona fede che gli italiani del sud siano stranieri a quelli del nord come lo sono i turchi con gli ottentotti, può giudicare colpevole un ministero che vede italiani, componenti una sola famiglia, là dove si parla il linguaggio del fatalismo; ma non si comprende l'opposizione di coloro che vogliono l'unità come la vuole il ministero.
Si direbbe, adunque, che il divario corre intorno ai mezzi per raggiungere quel fine ? Ma degli oppositori più distinti, qualcuno disdisse la guerra d'oriente, che fu l'inizio dei nuovi destini d'Italia, fattosi in tal modo liberale sostenitore della barbarie; altri, non solo disdisse l'alleanza francese che potrebbe essere stata malaccortezza ma vituperò satireggiando, il popolo francese; il popolo francese, che sui campi di Magenta e Solferino, doveva più tardi versare il proprio sangue per la libertà d'Italia !
Siamo, adunque, più tolleranti e meno invidiosi ! Non gracchiamo come corvi, feroci per malo istinto di preda ! E se ipocrisia non è quel continuo gridare Roma e Venezia siamo concordi, nella breve tregua che ci è data, per raccogliere le forze della Nazione per la estrema battaglia dell'indipendenza !
Tutte le forze materiali e morali che, come ho detto, possono ridursi a questo: baionette e concordia ! .
Il 1 dicembre il Re entrava in Palermo, che aveva troppo sofferto per la causa italiana per non abbandonarsi in quel giorno al più sincero entusiasmo nel vedere il suo eletto che essa, prima di ogni altra città italiana, chiamò Re d* Italia. Il proclama del Re ai Siciliani, giudicato da un giornale di sistematica opposizione di Torino quasi una infamia (perchè finiva con un ricordo del suo antenato Vittorio Amedeo III), commosse profondamente queste popolazioni, cotanto buone e sì piene d'affetto. Ritornato il Re in continente, lasciando universale desiderio di sé, rimase suo Luogotenente in Sicilia Massimo Corderò Marchese di Montezemolo, il quale chiamò come suoi consiglieri i signori: Giuseppe Lafarina, pel dicastero degli interni e della pubblica sicurezza, Filippo Cordova, per le finanze, Matteo Raeli, per la giustizia, barone Pisani, per l'istruzione. Principe di S. Elia pei lavori pubblici.
Il Governo prodittatoriale cadeva, perchè il plebiscito aveva già posto fine alle condizioni per le quali esso si era mantenuto. H Governo prodittatoriale cadeva e, sicuro della sua caduta, prima che il Re venisse per accettare il plebiscito, già sin da un mese prima si era tenuto